Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/202

Da Wikisource.
172 robinson crusoe


disperando affatto di mai più raggiugnerla. Ciò non ostante io non perdonava a fatica; le mie forze erano pressochè esauste nel tener la mia navicella quanto mai io potea vôlta a tramontana, vale a dire verso il lato di corrente che guardava il risucchio. Finalmente verso il mezzogiorno, mentre il sole passava sul meridiano, credetti sentirmi rimpetto una lieve brezza che spirava da sud-sud-est (ostro scirocco), brezza che mi confortò l’animo alcun poco e specialmente allorchè in una mezz’ora all’incirca si cambiò in un piacevole venticello. Intanto per altro stava ad una spaventosa distanza dall’isola, onde la menoma nube o nebbia che fosse sopravvenuta, io era ciò nondimeno perduto, perchè privo di bussola non avrei mai saputo come governare verso la terra, se l’avessi smarrita di vista; ma continuando il sereno io mi diedi di nuovo a mettere all’ordine l’albero della mia navicella e a spiegare la vela, mantenendomi quanto io poteva a tramontana per tirarmi fuori della corrente.

Spiegata appena la vela e già rinforzando di cammino verso questa dirittura la mia piroga, m’accorsi dall’acqua più chiara che qualche cambiamento era vicino a farsi nella corrente; perchè finchè questa fu sì impetuosa, l’acqua era torbida. Di fatto allora soltanto m’accorsi che l’impeto delle ondate andava cedendo; nè tardai dopo fatto un mezzo miglio in circa a vedere a levante i cavalloni del mare che percuotevano alcuni scogli dividendo ad un tempo la corrente in due rami. Mentre il più impetuoso di questi due rami scorrea più a mezzogiorno lasciando gli scogli a nord-est (greco), l’altro tornava addietro respinto dagli scogli stessi, formando un risucchio che retrocedea gagliardemente verso nord-west (maestro).

Sol chi immagini il sentimento eccitato dall’annunzio della grazia in coloro che sono già su la fatale scala del loro supplizio, o una liberazione dalle mani d’assassini in que’ miseri che stavano per esserne vittime, o qualsiasi insperato conforto in mezzo alla massima estremità del pericolo, può congetturare qual fosse la sorpresa della mia gioia e con quanta soddisfazione io spingessi la mia navicella entro quel risucchio di salvezza. Spirava ognor più propizio il vento; oh come lieto gli presentai la mia vela! oh come lieto al pieno fiotto m’abbandonai!

Questo mi portò quasi una lega verso terra, ma circa due leghe più a tramontana della corrente che mi avea trascinato da prima; onde quando fui vicino alla spiaggia, mi trovai al lato settentrionale