Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/216

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medesima in vicinanza della mia abitazione. Una di esse avendo figliato, non so per opera di quale specie di bestia, i presenti gatti erano due creature di quella discendenza ch’io avea conservale domestiche; il restante andato a menar vita vagante e selvaggia pei boschi, era anzi arrivato a diventarmi molesto; perchè quella genìa avea preso l’uso di entrare spesse volte in mia casa e di saccheggiarmi, sinchè finalmente costrettomi a salutarla col mio moschetto e ad ammazzarle una gran parte de’ suoi, mi lasciò quieto una volta. Con tale corteggio e in mezzo a tale abbondanza io vivea; nè poteva dire di mancare d’alcuna cosa se non della società; ed anche di questa di qui a qualche tempo, era per averne di troppo.






Viaggio per terra alla spiaggia innanzi cui quasi pericolò la piroga.



Mi pungea sempre, come ho già osservato, un tal qual desiderio di avere a mia disposizione la mia scialuppa ancorchè fossi schifo di correre d’ora in poi più gravi rischi sul mare; qualche volta pertanto stava fantasticando se pur vi fosse qualche modo di tirarmela vicina; altre volte poi mi rassegnava a far senza di essa. Ma mi durava la strana malinconia di tornare alla nota punta d’isola ove, come ho narrato nel descrivere il mio ultimo viaggio, salito su d’un’eminenza, guardai, per vedere fin dove potessi arrischiarmi, la positura della spiaggia e la situazione di quella corrente. Questa malinconia mi andava crescendo di giorno in giorno sì che risolvetti finalmente di andarmene per terra sin là, tenendo sempre l’orlo della spiaggia: così feci. Oh! se qualche