Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/228

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specialmente con quanto vediamo succedere nelle creature spaventate; ma io era posto in tal confusione dalle orride idee concepite sul caso occorsomi che non sapeva formarmi se non congetture spaventose, ancorchè fossi lontano dal luogo della scena. Talvolta io fantasticava che potesse essere stato il demonio, nè la mia ragione mancava di venirmi in aiuto per tale ipotesi; perchè qual altra cosa poteva essersi condotta in forma umana colà? Ov’era il naviglio che avesse potuto condurla? Che impronte si trovavano ivi d’altri piedi? Poi come era possibile che un uomo ci fosse venuto? Dall’altra parte, come pensare che il demonio avesse presa forma umana per andare in tal luogo col solo fine di lasciar l’orma del suo piede dietro di sè, e ciò anche senza nessun proposito, giacchè non poteva esser sicuro che questa impronta io la vedessi; sarebbe stato un divertimento stravagante da vero. Il demonio in fine, anche a questo io pensai, aveva ai suoi comandi una infinità d’altri mezzi per farmi paura senza questo della semplice impronta d’un de’ suoi piedi. Oltrechè, risedendo io d’ordinario nell’altro lato dell’isola, non sarebbe mai stato gonzo al segno di lasciare una sua impronta laddove c’era da scommettere diecimila contr’uno che non l’avrei veduta: poi anche nella sabbia, ove il primo sorgere di marea, il più lieve soffio di vento la poteano cancellare affatto; tutto ciò pareva che non si convenisse con l’ordine delle cose e con le nozioni che ci abbiamo formate intorno all’astuzia del diavolo.

Mi accorsero in copia altre considerazioni simili a queste ed atte a liberarmi affatto dalla paura che in ciò avesse parte il demonio. Dovetti quindi prestamente conchiuderne che la cosa dovesse attribuirsi a qualche creatura anche più pericolosa: vale a dire, bisognava credere che alcuni selvaggi abitanti del continente postomi di rimpetto, tratti fuor di via nelle loro piroghe, o pure spinti da correnti e venti contrari, avessero approdato nell’isola; indi si fossero imbarcati di nuovo, avendo forse a schifo il soggiorno di questo deserto, come da vero lo avrei avuto io se fossi stato ne’ loro panni.

Mentre pensava a ciò m’andava rallegrando fra me e me su la mia fortuna di non esser mi trovato in que’ dintorni al momento del loro sbarco, o del non aver essi veduta la mia piroga donde avrebbero preso indizio che qualcheduno abitava in quest’isola e sarebbero forse venuti a cercarmi. Ma ben tosto quali terribili idee straziarono la mia immaginazione quando pensai che potevano benissimo aver