Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/230

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Tale è la via ineguale dell’umana vita: la qual verità mi fu argomento a parecchie singolari meditazioni in appresso, poichè mi sentii alquanto rinvenuto dalla mia prima sorpresa. Tornato dunque meglio in me stesso, pensai essere questo lo stato di vita che l’infinita saggezza e provvidenza di Dio aveva prescritto per me; non poter io, come non mi era dato il prevedere i fini che tal saggezza di Dio aveva avuti in tutto quanto mi era occorso, nemmeno disputarne l’indubitabil diritto compartitogli dalla sua qualità di creatore; il diritto di governarmi qual sua creatura e far di me ciò che gli fosse del tutto piaciuto; nè l’altro diritto, poichè era tal sua creatura che lo aveva offeso, di condannarmi a tal pena quale la sua sovrana giustizia avesse giudicata più convenevole; essere per conseguenza mio debito il sottomettermi rassegnato agli effetti dell’ira sua, da che io fovea concitata peccando contro di lui. Indi pensai che come Dio, non solamente giusto, ma onnipotente, avea trovato opportuno il punirmi e l’affliggermi, poteva ugualmente liberarmi; che, se ciò non era ne’ suoi alti decreti, diveniva mio indispensabile obbligo il rassegnarmi risolutamente ed interamente ai suoi santi voleri; e che d’altra parte aveva anche l’obbligo di sperare in lui, di pregarlo e di starmene tranquillamente ad aspettare i decreti e le disposizioni della giornaliera sua provvidenza.

Tali pensieri mi tennero per molte ore e giornate, anzi posso dire per settimane e mesi; nè in questa opportunità tacerò fin d’ora qual sia stato una volta l’effetto di queste mie meditazioni. Una mattina di buon’ora, giacendo sul mio letto e ingombra sempre la mente mia dell’idea de’ pericoli onde era minacciato, se si avveravano i miei timori concepiti intorno ai selvaggi, l’animo mio si trovava in uno stato di massimo avvilimento, allorchè mi tornarono alla memoria quelle parole della santa Scrittura: Chiamami nel giorno dell’angoscia, ed io ti aiuterò e mi glorificherai. Dopo di che, alzatomi dal letto, con animo più contento, non solamente sentii il mio cuore più lieto, ma vi scese tale inspirazione e forza, che mi trasse a pregare fervorosamente per la mia liberazione il Signore. Terminata la mia preghiera, presa fra le mani ed aperta la Bibbia per leggerla, le prime parole che mi si offersero furono queste: Confidati nel Signore Iddio, e sta di buon animo; egli darà forza al tuo cuore; confidati dico, nel Signore Iddio! Egli è impossibile l’esprimere il conforto che me ne derivò. Risposi con un ringraziamento alla parola del Signore;