Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/234

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il peso dell’angoscia più grave del male stesso su cui ci angosciamo; e il peggio per me si era trovarmi privo di quel sollievo, l’uso del quale mi era sì utile nelle mie afflizioni, la rassegnazione. Io rassomigliava a Saule, il quale si querelava non che i Filistei gli fossero addosso, ma che Dio lo avesse abbandonato; chè non era or capace di raccogliere il mio spirito al segno d’invocar Dio nella mia desolazione, di mettermi fra le braccia della sua provvidenza come aveva fatto dianzi, pregandolo che mi proteggesse e salvasse; il che se avessi fatto, almeno avrei sopportata di miglior animo questa nuova calamità, e forse l’avrei affrontala con maggiore risoluzione.

Questa confusione delle mie idee mi tenne desto tutta notte; ma sul far del mattino rimasi addormentato, e per effetto delle agitazioni della mia mente essendo stanche ed esauste affatto le forze mie dormii profondissimamente, onde svegliatomi, l’animo mio si trovò assai più calmo che dianzi. Avendo or principiato a ragionare con mente più sedata su le cose occorse, conclusi dopo avere molto discusso tra me e me, che quest’isola così piacevole e ferace, nè più lontana di quanto aveva veduto da un continente, non era così interamente abbandonata com’io me l’avea immaginata; che, se bene non vi fossero abitatori che vivessero in essa, pur qualche volta potevano approdarvi navigli venuti dall’opposta spiaggia o a disegno o forse spinti soltanto da qualche evento di mare; ch’io, per altro, or vissuto quivi quindici anni, non m’era fin qui incontrato nemmen con l’ombra d’un solo di tali persone; che se qualche volta fossero spinte in quest’isola, probabilmente ne sarebbero partite più presto che avessero potuto, poichè vedeva che non avevano mai pensato a mettervi stabile dimora; che il maggior pericolo da temersi per me potea derivare da uno sbarco accidentale di qualche naviglio sbandato dal continente, i cui nocchieri secondo ogni verisimiglianza, se qui approdavano, il faceano contro lor voglia, onde ne sarebbero anche usciti con la massima speditezza; che rare volte ci sarebbero rimasti di notte tempo per paura di non avere il favore della marea e della luce del giorno nel tornare addietro; ch’io pertanto non aveva a far altro che procurarmi qualche sicuro ricovero pel caso in cui m’accorgessi d’un qualche sbarco di selvaggi nell’isola.

Ora comincio da vero a rincrescermi d’avere scavata una grotta sì ampia, che rese indispensabile una porta donde si usciva, come dissi, al di là del luogo ove la mia fortificazione raggiugnea la montagna.