Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/257

Da Wikisource.

robinson crusoe 217


dopo una certa pausa ricuperando alcun poco di spirito, cominciai a darmi le mille volte del matto e a pensare che chi avea paura di vedere il diavolo non era fatto per vivere venti anni solo in un’isola, e che in quella caverna da vero non poteva esservi nessuna cosa più spaventosa di me. E qui preso nuovamente coraggio, afferrai un tizzo acceso, poi con questa fiaccola tornai a spingermi innanzi; ma fatti appena tre passi il mio atterrimento divenne anche più forte di prima, perchè udii un alto gemito come d’uomo in angoscia, cui tenne dietro uno strepito interrotto, qual di parole non finite, indi subito un secondo gemito non men profondo del primo. Diedi addietro colpito da tal sorpresa di terrore per cui mi vennero i sudori freddi, e mi si addirizzarono i capelli in tal guisa che se avessi avuto il mio berrettone in testa vorrei giurare che ne sarebbe saltato via. Pure tornatomi a fare animo alla meglio e confortatomi alcun poco in pensando che l’onnipotenza e la presenza di Dio erano per ogni dove e sarebbero bastate a proteggermi, tornai a spingermi innanzi finchè alla luce del mio tizzone ardente che mi teneva alquanto sollevato al di sopra del capo, vidi steso per terra un enorme, formidabile vecchio caprone che stava, come suol dirsi, facendo il suo testamento, perchè lottava con la morte, e veramente moriva per decrepitezza. Io lo mossi un pochino per vedere se poteva farlo stare su le sue zampe, ed esso si provò a sollevarsi da quella postura, ma non ci riuscì. Allora pensai fra me stesso che facea molto bene a star lì, perchè come avea spaventato me, avrebbe del certo fatta la stessa paura a qualche selvaggio coraggioso abbastanza per introdursi ivi finchè quell’animale avea tuttavia un fiato di vita.

Riavuto finalmente da’ miei timori, mi detti a guardarmi dintorno, e sembrommi che la caverna fosse assai piccola, vale a dire poco più di dodici piedi, ma priva d’ogni sorta di forma, nè tonda nè riquadra; onde vedeasi che nel costruirla non s’era adoperata altra mano fuor di quella sola della natura. Osservai parimente un canto di essa che andava più in là, ma sì basso che mi obbligò a mettermi carpone per introdurmivi, nè potei comprendere ove andasse a riuscire. Non avendo pertanto una candela con me differii di meglio osservarla ad un’altra volta, risoluto per altro di tornar quivi nel dì seguente, munito di candele e d’un acciarino che mi avea fatto con un cattivo focone di moschetto.

Pertanto nel giorno appresso vi tornai provveduto di sei grosse