Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/275

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contro allo scoglio i cavalloni suscitati e sollevati dalla burrasca a grande altezza, continuatamente percuotessero il vascello con tanto impeto, che quegli infelici non potendo resistere, restarono finalmente soffocati sotto l’acqua. Fuor del cane, niun altro essere vivente era rimasto nel bastimento e nemmeno cose, per quanto potei vedere, che non fossero state guaste dall’acqua. Vi erano veramente alcune botti, non seppi se di vino o d’acquavite, che stavano sepolte nella stiva e che potei vedere in quel momento di bassa marea; ma erano di mole troppo enorme per potervi far su alcun disegno. Osservai pure diverse casse che pensai essere appartenute a qualcuno di que’ marinai: ne tolsi due nella mia piroga senza esaminarne il contenuto. Se il vascello si fosse infranto contro allo scoglio con la poppa, rimanendone intatta la prora, credo che mi sarebbe stata d’un grand’utile questa spedizione, perchè da quanto rinvenni in appresso nelle due casse ebbi luogo di credere che quel bastimento avesse a bordo di grandi ricchezze. Se lo ritraggo dalla direzione verso cui governava, dovea venire da Buenos-Ayres o dal Rio de la Plata nella parte meridionale dell’America oltre al Brasile ed avviarsi verso l’Avana nel golfo del Messico, e forse era destinato per la Spagna. Portava, non ne dubito, immensi tesori, ma inutili in quel momento ad ognuno. Che cosa addivenisse de’ viaggiatori, allora nol seppi.

Oltre a quelle casse trovai un bariletto che potea contenere circa ottanta boccali, e che trasportai con non poca fatica nella mia navicella. Trovai pure nella camera del capitano parecchi moschetti e un grande fiasco, entro cui stavano quattro libbre circa di polvere. Quanto ai moschetti io non ne aveva bisogno e li lasciai lì; ben presi meco il fiasco di polvere. Pigliai parimente una paletta da fuoco, una molla, di cui avea estremo bisogno, e due picciole caldaie di rame, una cioccolattiera ed una graticola; col qual carico e col cane me ne venni via, giacchè la marea cominciava anch’essa a prendere la direzione del mio soggiorno. Nella stessa sera ad un’ora circa di notte raggiunsi l’isola, stanco e spossato all’ultimo segno. Riposatomi la notte entro la piroga, risolvei, al mattino, di collocare tutti i miei nuovi acquisti nella mia caverna, e di non trasportarli altrimente alla mia fortificazione. Dopo essermi ristorato alquanto, portai il mio carico su la spiaggia, cominciando tosto ad esaminarlo parte per parte. Trovai che il liquore contenuto nel bariletto era una specie di rum, ma non di quella qualità che avevamo al Brasile: in


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