Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/282

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stesso, avrei potuto abbattermi in qualche vascello cristiano che mi avesse raccolto; e a peggio andare sarei morto, il che avrebbe troncato ad un tratto il corso delle mie sciagure. Vi prego notare come tutte queste idee fossero generate in me da un delirio di mente, da un animo inquieto, e ridotto quasi ad ultima disperazione dalla continuazione del turbamento e dell’angoscia che nacque in me sin d’allora che a bordo del vascello naufragato vidi defraudate, su l’avverarsi, le mie speranze di ottenere quanto aveva sospirato da sì lungo tempo; di rinvenire cioè qualche creatura con cui dire parola, di ricever qualche notizia sul luogo ove mi vedea confinato, e probabili mezzi di liberazione. Io era tutto immerso, tutto agitato fra questi pensieri; ogni mia precedente calma, fondata sul rassegnarmi ai voleri della providenza e su l’aspettare la riuscita delle disposizioni del cielo, sembrava per allora sospesa; nè io aveva la forza di volgermi ad altri pensieri che non fossero il divisamento di un tragitto al continente, idea fermata in me con tanta forza e tanto impeto di desiderio, ch’io era divenuto impotente a resisterle.

Poichè tali considerazioni ebbero tenuto per due o più ore agitati i miei pensieri con tanta violenza, che pose in uno stato di gran bollore il mio sangue, e mi fece battere i polsi come sotto l’impeto della febbre, (e tutto ciò per mero effetto dell’ardore che investì la mia mente al solo fissarsi su questi oggetti), le spossate mie forze fisiche finalmente, cedendo alla natura, m’immersero in un profondissimo sonno. Potrebbe credersi che i miei sogni portassero l’impronta delle cose pensate; ma nè di queste sognai nè di null’altro che a queste si riferisse.

Sognai in vece di essere una mattina uscito della mia fortezza secondo il solito, e d’avere vedute alla spiaggia due piroghe ed undici selvaggi che ne sbarcavano. Costoro si traevano seco un altro della loro razza che si apparecchiavano a macellare per indi mangiarlo; quando in un tratto la vittima, spiccato un salto, si diede per salvare la propria vita a fuggire. Credei vederlo correre nel mio folto boschetto posto innanzi alla mia fortificazione per nascondervisi entro. Io, notando che l’uomo era solo, nè accorgendomi che alcuno lo inseguisse da quella banda, me gli mostrai, sempre in sogno, e sorridendo a lui gli feci coraggio. Egli allora mi s’inginocchiò innanzi come se mi pregasse a proteggerlo; per lo che gli additai la mia scala a mano, feci che la salisse, lo condussi meco nella mia