Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/287

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robinson crusoe 245


fuoco, facendo mille sconce smorfie da barbari pari loro, ch’io sarei da vero impacciato a descrivere.

Mentre guardavali così col mio cannocchiale, vidi due miserabili trascinati fuori delle scialuppe, ore erano stati lasciati, e menati alla spiaggia per essere macellati. Un di questi sgraziati lo vidi cadere in un subito stramazzato, a quanto supposi, da un randello o scure di legno, perchè tale è la loro usanza; poi due o tre altri gli furono addosso per isventrarlo, squartarlo, indi cucinarlo, intanto che l’altra vittima era stata lasciala a sè, finchè i beccai fossero lesti a farle lo stesso servigio. Allora questo sciagurato vedutosi un poco in libertà, perchè non era legato, e per un istinto di natura che la speranza della vita rendea più possente, s’involò ad un tratto da’ suoi carnefici, e datosi a correre con incredibile velocità lungo il lido, s’indirizzò verso la spiaggia ov’era posta la mia abitazione. Ebbi un indicibile spavento, lo confesso, quando lo vidi prendere simil cammino, e soprattutto quando mi parve di vedere che il resto di quella masnada si facesse ad inseguirlo. Certo io doveva aspettarmi che una parte del mio sogno fosse per avverarsi, perchè quell’infelice non potea non ripararsi nel mio bosco; ma da vero non aveva gran che da far conto su l’altra parte del sogno stesso, o sperare che i selvaggi non lo inseguissero fin lì per riprenderlo. Nondimeno tenni il mio posto e cominciai a ripigliare un po’ di coraggio, quando m’avvidi che non più di tre uomini gli correvano dietro; e sempre più mi rinfrancai notando come li superasse oltre ogni dire nella celerità della corsa, e guadagnasse sempre nuovo terreno dinanzi ad essi. «Se la dura così, io diceva fra me, per una mezz’ora, è salvo e se ne ride di tutti.»

Fra essi e il mio castello stava quella specie di baia da me notata più d’una volta nel principio della mia storia, perchè mi giovò allo sbarco del carico portato via dal naufragato vascello; onde io vidi pienamente, che il misero fuggitivo non poteva esimersi o dal traversarla notando, o dall’esservi preso entro. Ma appena giuntovi, senza trovarsi punto impacciato si gettò nell’acqua e in un batter d’occhio toccò l’altra riva, ove si diede nuovamente a correre con la massima velocità e gagliardia. Quando i tre che lo inseguivano furono alla prima sponda della baia, bisogna dire che due soli se la sentissero di tentare il guado, perchè il terzo diede una occhiata ai compagni, poi senza far altro, se ne tornò addietro pian piano; il che fu un gran bene per lui come il fatto appresso dimostrò.