Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/288

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Osservai intanto che i due abili al nuoto ci metteano nel traversar la baia due volte più tempo di quanto ce ne aveva messo il fuggiasco, che a quell’ora era già raccomandato alle proprie gambe assai bene.

Adesso sì che mi tornava caldamente e in guisa invincibile la mia prediletta idea di procacciarmi un servo e forse un compagno o aiutante; adesso sì, diceva a me stesso, che ne è arrivato il tempo; adesso sono l’uomo chiamato dalla Provvidenza a salvare la vita di quella povera creatura. Messa giù tosto con ogni possibile prestezza la mia scala per prendermi i due moschetti che, come ho osservato dianzi, stavano al piede della medesima, e risalitala con uguale rapidità, tornai alla cima del monte, donde calai pigliando una scorciatoia verso la marina, sinchè mi trovassi tra coloro che inseguivano e l’inseguìto. A questo che fuggiva a più non posso, gridai sì forte da farlo voltare addietro; ma in quel primo istante gli faceva forse altrettanta paura io quanta i suoi due persecutori. Nondimeno non mi stetti dal fargli cenno con la mano che tornasse addietro; poi nel tempo stesso a quel di costoro che primo si offerse diedi col calcio del mio moschetto tal botta che restò tramortito. Voleva astenermi dal far fuoco per non essere udito dagli altri, benchè a quella distanza ciò non fosse sì facile; tanto più che la natura della posizione avrebbe impedito ad essi di vedere il fumo, e per conseguenza di far congetture sul luogo donde fosse venuto il frastuono. Poiché ebbi stramazzato quel primo, l’altro si fermò come spaventato, nè io fui tardo a corrergli addosso; ma quando gli fui più vicino, accortomi che era provveduto di arco e di frecce e che s’apparecchiava a scagliarmene una, mi vidi nella necessità di prevenirlo con un saluto del mio moschetto, il che feci e lo stesi morto sul colpo.

Il povero inseguìto arrestò, per dir vero, la sua fuga quando vide atterrati e morti, com’egli credè, tutt’e due i suoi nemici; ma aveva avuta sì mala paura del fuoco e dello strepito del mio moschetto, che rimase piantato lì senza andare nè avanti nè indietro, se bene sembrasse piuttosto inclinato a darsi nuovamente alla fuga. Tornai a fargli animo con la voce e co’ cenni, che facilmente intese, e fece anzi lentamente alcuni passi in avanti, ma poi si fermò di nuovo; poi qualche altro passo avanti, poi una nuova fermata, e potei accorgermi ch’egli tremava come se si vedesse già preso e nell’atto di far la fine de’ suoi due persecutori. Un’altra volta gli dissi a cenni d’avvicinarsi a me, dandogli quanti segnali d’incoraggiamento per me