Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/316

Da Wikisource.
272 robinson crusoe


— Oh che contentezza! esclamò. Oh che gioia! Guardar là mio paese! mia nazione!»

Una gioia straordinaria gli si leggeva in quel momento sul volto; le pupille sue scintillavano, e tutto l’aspetto di lui manifestava tale stravagante entusiasmo, che parea mosso da un’ardente brama di essere nuovamente nel proprio paese. Ciò mi diede tanto da pensare, che su le prime non feci così buon viso come in passato al mio servo. Non dubitai in quel momento che se Venerdì fosse tornato addietro fra i suoi, avrebbe posto in dimenticanza non solamente la sua religione, ma quante obbligazioni mi professava, e forse sarebbe andato più in la: avrebbe scoperto (furono queste allora le mie paure) ai suoi compatriotti il mio ricovero, e, tornato addietro con un centinaio o due di essi, costoro avrebbero fatto allegro pasto delle mie carni come usavano co’ nemici presi in guerra. Quale ingiuria io faceva a quella povera onestissima creatura! e ne fui ben dolente in appresso; ma per un po’ di tempo i miei timori si rincalzarono, onde per alcune settimane stetti più circospetto con esso, nè me gli mostrai così famigliare ed affabile come in addietro; nel che fui veramente dal torto. Quel buon giovine, pieno di gratitudine, non avea mai concepito un pensiere che non s’accordasse co’ principî e del cristianesimo da lui abbracciato e della sua amorevole gratitudine, come con piena mia soddisfazione ne fui certo da poi.

Finchè i miei ingiusti timori durarono, potete ben credere che non mi stetti dallo scalzarlo ogni giorno, per trargli qualche cosa di bocca in conferma de’ miei sospetti. Ma lo trovai sì ingenuo, sì leale in quanto mi diceva e rispondeva, che non trovai la menoma cosa atta ad accrescerli; laonde, con tutte le mie cattive suspizioni, tornò a guadagnarsi interamente il mio affetto; nè egli si era accorto menomamente del mio turbamento, nè per conseguenza io potei supporre che cercasse insidiosamente d’addormentarmi.

Camminavamo un giorno su lo stesso monte, ma essendo coperta di nebbia la parte che guardava il mare, non potevamo vedere il continente.

— «Venerdì, gli dissi, non v’augurate mai di rivedere il vostro paese, la vostra nazione?

— Sì; me augurar tornarli a vedere!

— Che cosa poi vorreste far là? Tornare selvaggio! mangiar carne umana! essere di nuovo un barbaro come foste altra volta!»