Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/317

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robinson crusoe 273


Mi volse un’occhiata in cui leggeasi la costernazione del suo animo; crollò la testa, poi disse:

— «No, no, Venerdì insegnar loro vivere bene, col timor di Dio, e mangiar pane di farina, carne di capra, latte; uomi non più!

— In questo caso ammazzeranno voi.»

Mi diede una grave occhiata e soggiunse:

— «No, no; non ammazzar me; piacer imparare.»

Intendea dire con ciò, che amavano di essere ammaestrati; in prova di che soggiunse, che aveano già imparate molte cose dagli uomi dalla barba venuti nella scialuppa. Allora gli chiesi, se voleva tornare alla sua patria. Sorrise nel rispondere:

— «Me non saper nuotare tanto lontano!

— Fabbricherò una scialuppa per voi.

— Me andar là se voi venire con me.

— Io andar là! mi mangerebbero a prima giunta.

— No, no; me fare loro non mangiar voi; me fare loro grande amar voi.»

S’intendeva dire che gli avrebbe informati del modo con che aveva uccisi i suoi nemici e gli aveva salvata la vita. Qui mi raccontò alla meglio tutte le ospitalità che i suoi compatriotti avevano usate agli uomi bianchi, o agli uomi dalla barba (chè in uno di questi due modi solea chiamarli) spinti alla loro spiaggia dalla burrasca.

D’allora in poi, lo confesso, non m’abbandonò più la tentazione di arrischiarmi a questa traversata, e veder di raggiugnere gli uomi dalla barba, ch’io non dubitava più non fossero Spagnuoli o Portoghesi. Mi sembrava ben certo che, conseguito simile intento e trovatomi una volta sul continente e in buona compagnia, qualche espediente di liberazione non sarebbe stato per me tanto difficile ad immaginarsi, quanto in un’isola ov’era solo e privo d’aiuti, lontano quaranta miglia dalla terra ferma. Dopo alcuni giorni pertanto presi nuovamente ad investigare Venerdì in via di discorso col dirgli che voleva fornirlo d’una barca per tornarsene co’ suoi compatriotti. E però lo condussi all’altra estremità dell’isola, ove stava sott’acqua quella mia così della fregata, e fattala venire a galla, gliela mostrai, e vi entrai dentro in sua compagnia. M’accorsi allora della molta sua destrezza nel governare una barca, destrezza da vero superiore alla mia.

Qui gli dissi: — «Ebbene, Venerdì, volete tornarvene al vostro paese?»