Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/331

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robinson crusoe 283


Ciò detto posi a terra lo schioppo da caccia e uno de’ miei archibusi; Venerdì fece lo stesso co’ propri: con l’altro archibuso drizzai la mira ai selvaggi e dissi a Venerdì d’imitarmi.

— «Sei pronto?

— Sì, padrone!

— Dunque fuoco su i selvaggi» e nel medesimo tempo sparai ancor io.

Venerdì avea presa la mira assai meglio di me, perchè nella parte verso cui sparò uccise due uomini e nè ferì tre altri; dalla mia banda ne uccisi sol uno e nè ferii due. Vi giuro che coloro si trovarono in una tremenda costernazione; e tutti quelli che non rimasero feriti, saltarono in piedi, nè sapevano da qual parte correre o per dove fuggire, perchè ignoravano donde la loro distruzione venisse. Venerdì non mi levava gli occhi d’addosso per vedere, com’io gli avea imposto, quel che faceva. In fatti, appena sparato la prima volta, misi a terra l’archibuso, e presi su lo schioppo da caccia; e Venerdì lo stesso; posi il dito al grilletto; egli pure.

— «Siete lesto, Venerdì?

— Sì, padrone.

— Sparate, in nome di Dio!»

Nel dir ciò feci fuoco nuovamente su quella sbalordita marmaglia, e fece fuoco Venerdì; e siccome questa volta le nostre armi erano sol cariche di pallini, vedemmo cadere sol due selvaggi, ma molti furono i feriti che correvano attorno mugghiando e urlando come matti, tutti imbrodolati di sangue,e molti di essi sì gravemente feriti, che non tardarono a cadere benchè non morti del tutto.

— «Adesso, Venerdì, diss’io mettendo giù l’armi scaricate e prendendo il moschetto carico tuttavia, adesso seguitemi:» il che egli fece con molto coraggio.

Allora, saltato fuori del bosco, mi mostrai; e Venerdì sempre dietro a me. Appena mi accorsi d’esser veduto, mi diedi a gridare con quanto fiato aveva e Venerdì anche lui; poi correndo forte quanto potei, nè poteva moltissimo con tante armi addosso, andai a dirittura in verso alla povera vittima giacente come dissi presso al lido tra il mare ed il luogo ove i suoi carnefici stavano seduti. I due macellai che stavano appunto in procinto di spedire quell’infelice quando feci fuoco la prima volta, lo lasciarono presi da un grande spavento; poi, corsi al mare, saltarono dentro un canotto, ove si rifuggirono