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Londra circa trecento sterlini; ma ciò mi empì sempre più la testa di quelle chimere d’ingrandimento, che furono in appresso la mia generale rovina. Ciò non ostante anche in questo viaggio ebbi le mie disgrazie, soprattutto quella di essere continuamente malaticcio e di avere sofferta una violenta febbre maligna, prodotta dal caldo eccessivo del clima; perchè il nostro principale commercio si facea sopra una costa che tenea una latitudine dai quindici gradi al nord fino alla linea.


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Seconda navigazione alla costa d’Africa,

schiavitù e fuga dalla schiavitù.



Io m’era già collocato nel novero dei trafficanti per la Guinea, ma, per mia grande calamità, morì presto dopo il suo ritorno il mio capitano, allorchè risolvetti di tornare ad imprendere lo stesso viaggio. M’imbarcai nella stessa nave con chi, essendovi già stato aiutante, ne avea or preso il comando. Fu questo il più infelice viaggio che uomo abbia mai fatto, ancorchè per mia buona sorte io non fossi arrivato a prendere con me altro che cento sterlini dei miei guadagni, e ne avessi lasciati dugento presso la vedova del mio amico, che mi si mostrò onestissima. La prima delle terribili disgrazie occorsemi in tal viaggio fu questa.

Mentre la nostra nave prendea via verso le isole Canarie, o piuttosto tra queste isole e la spiaggia dell’Africa, fu sorpresa sul far del giorno da un pirata turco di Salé, che a tutte vele spiegate ne dava la caccia. Noi per evitarlo facemmo forza di vele, quanta poteano spiegarne i nostri pennoni, o portarne i nostri alberi; ma vedendo che il pirata guadagnava via sopra di noi, e ne avrebbe certamente raggiunti entro poche ore, ci preparammo a combattere. Noi avevamo dodici cannoni: lo scorridore ne aveva diciotto.