Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/348

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mostrava molta destrezza e vocazione, anzi spesse volte mi rimproverava per non avere tratto alcun pro da tale genere di manifattura per farne parapetti e ripari; ma io non ne vedeva il bisogno.

Trovatomi ora ricco di provvigioni per tutti gli ospiti che aspettava, permisi allo Spagnuolo di trasferirsi nel continente per vedere che cosa si potesse fermare co’ sedici che s’avea lasciati addietro. Ma gl’ingiunsi strettamente di non condurre con se veruna persona che si ritirasse dal prestar giuramento, alla presenza di lui e del vecchio selvaggio, di non recare ingiuria alla persona di cui cercavano l’isola: che sarebbe stato da vero un contraccambiare barbaramente chi avea viscere sì umane per mandarli a prendere a fine di salvarli. Dovevano di più giurare di sostenerne sempre le parti e difenderlo anzi contra ogni attentato d’insubordinazione per parte de’ colleghi; di assoggettarsi dovunque andassero ai suoi comandi. Spiegai in oltre la mia intenzione che tutto ciò fosse posto in iscritto e autenticato dalla loro firma. Come poi avrebbero potuto secondarmi in ciò, quando io non doveva ignorare che non avevano nè penne nè inchiostro, fu una obbiezione che in quel momento non venne in mente nè a me nè allo Spagnuolo. Muniti di queste istruzioni, sì egli e sì il vecchio padre di Venerdì salparono entro uno di quei canotti ove si può ben dire che erano venuti (o meglio condotti, perchè non si poteano movere) per essere divorati dai selvaggi. Diedi a ciascuno de’ due un moschetto provveduto della sua rotella[1] e circa otto cariche di polvere e di palle, delle quali cose raccomandai a ciascun di loro far grande parsimonia, e non valersene se non in casi d’urgenza.

Ben cari mi riuscirono tutti questi apparecchi da me fatti per la mia liberazione, siccome i primi di tal fatto cui avessi dato opera da ventisette anni e giorni ch’io dimorava quivi. Diedi ai miei due viaggiatori tanta quantità di pane e d’uva secca che bastasse per loro tutto il tempo dell’andata e del ritorno, e sufficiente al rimanente della carovana che doveano condurre, per otto giorni all’incirca. Augurato loro un buon viaggio, li vidi partire, non senza aver preso

  1. Ai primi archibusi cui si dava fuoco con la miccia, succedettero quelli che si sparavano col far girare contro alla pietra una rotella applicata sul cartello o piastra dell’arma. Convien credere che tal seconda sorta d’archibusi fosse tuttavia in uso nel 1713, tempo in cui questa storia fu scritta, benchè pubblicata soltanto nel 1719.