Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/349

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accordo con essi sul segnale che avrebbero dovuto far isventolare al loro ritorno, affinchè io li riconoscessi ad una certa distanza prima che toccassero la spiaggia. Salparono con vento favorevole in tempo di plenilunio, secondo i miei computi, in ottobre; ma un esatto registro dei giorni, dopo averlo perduto, non ho potuto raccapezzarlo mai più. Dirò in oltre che nemmeno il conto degli anni lo area tenuto con tal precisione da poter essere certo che andasse bene, ma in appresso ebbi modo di verificarlo, e vidi che in quest’ultima parte non aveva sbagliato.




Sbarco inaspettato.



Non era meno di otto giorni da che aspettava l’arrivo di questi ospiti quando occorse un accidente strano e sì fuor d’ogni previdenza, che forse non ce ne ha mai fatto conoscere l’eguale la storia. Me ne stava una mattina profondamente addormentato nel mio letto pensile, allorchè venne di tutta corsa Venerdì a destarmi gridando con quanti polmoni aveva:

— «Padrone! padrone! quelli venire!»

Saltai su e senza prevedere alcuna sorta di pericoli, mi vestii in fretta, attraversai il mio boschetto che intanto era giunto a potersi dir folta selva; e non pensando, come dissi, a pericoli, era venuto senz’armi, cosa insolita in me. Qual non fu la mia sorpresa allorchè vôlti gli occhi al mare vidi tosto alla distanza circa di una lega e mezzo una barca che con una di quelle vele chiamate spalla di castrato e protetta da favorevole vento si avviava alla spiaggia, e notai subito che non parea venisse dal punto ove il continente giacea, ma di rimpetto la punta più meridionale dell’isola. Vedute le quali cose,