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Avventure di Robinson Crusoe p381.png

di acqua cordiale, che avea portata seco ad ogni buon fine, e me ne fece bere alcune sorsate. Sedutomi indi su l’erba, ancorchè queste m’avessero tornato in me stesso, stetti un bel pezzo senza potergli parlare.

In tanto quel pover’uomo estatico anch’egli, se bene d’un’estasi non sì forte come la mia, si giovò d’ogni sorta d’espressioni ed atti amichevoli per ricomporre i miei spiriti e la mia ragione; ma tanta piena di gioia inondavami il petto, che spiriti e ragione vi si perdeano. Finalmente la mia esultanza trovò uno sfogo nel pianto, ed allora solamente riacquistai la parola. Venuta quindi la mia volta di abbracciarlo e ringraziarlo qual mio liberatore, parlammo e ci rallegrammo l’uno con l’altro. Gli dissi com’io ravvisassi in lui l’uomo inviato dal cielo in mio scampo, perchè tutte queste avventure apparivano una catena non interrotta di miracoli. Stava in esse una patente prova di quella segreta mano della Providenza che governa il mondo, ed una evidente dimostrazione del come l’occhio dell’Onnipotente possa cercare stromenti di salvezza nel più remoto angolo della terra e mandarli, ovunque gli piaccia, in soccorso d’un infelice. Nè certo dimenticai in tale occasione di sollevare il mio cuore