Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/388

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somma non lasciai che ignorassero la menoma particolarità della mia storia.

Promisi i miei buoni ufizi presso del capitano, affinchè lasciasse loro altri due barili di polvere e alcuni legumi, dalla semina e coltivazione de’ quali avrebbero tratto grande profitto; anzi, per parte mia, li regalai di quel sacco portatomi dal capitano perchè me ne cibassi, consigliandoli, in vece di mangiarli, a commetterli al terreno tanto d’avviarsene una entrata.

Adempiute tutte queste cose, li lasciai nel dì seguente, e venni a bordo del vascello. Ci preparammo a salpare, ma non levammo l’âncora in quella notte. Alla mattina di buon’ora due dei cinque uomini lasciati su l’isola, vennero a nuoto sin sotto l’anca del nostro vascello; e quivi lamentandosi nella più commovente guisa del mal trattamento che loro usavano gli altri tre, supplicavano di essere presi a bordo.

— «Adesso se torniamo addietro ci accoppano. Ricevetene a bordo anche a patto di farci impiccar voi» gridavano quegli sgraziati.

Il capitano respingea la loro preghiera allegando il motivo di non potere far nulla senza di me. Ciò non ostante dopo alcune difficoltà, e dietro la promessa loro di mutar vita, vennero accolti. È vero che non tardarono in appresso a farsi mandare all’argano[1]; ma dopo questa punizione si ammansarono e divennero galantuomini e bonissimi diavoli.

Non devo omettere che prima di spiegare le vele tornai alla spiaggia su lo scappavia, entro cui il capitano mandò agli esuli le cose ch’io aveva ad essi promesse. Anzi egli fece aggiungere a queste largizioni le casse e i panni di loro pertinenza. Io in oltre gl’incoraggiai coll’assicurarli che, se mi fosse possibile mandar qualche vascello a levarli di lì, non gli avrei dimenticati.

Nel prender questo congedo dall’isola, portai meco siccome una specie di reliquia, il mio berrettone di pelle di capra, il mio ombrello ed uno de’ miei pappagalli. Devo aggiugnere che non aveva dimenticato di prender meco le monete tolte dai due bastimenti naufragati, quello cioè che mi portò sotto l’isola e il vascello spagnuolo. Le prime dal lungo non servirsene si erano appannate e divenute

  1. Punizione marinaresca che consiste nel mettere il delnquente su l’argano del castello di prua per essere ferzato o battuto col cordino.