Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/414

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ad ogni passo e scendendo sempre a ritroso. Poichè fu al principio del fusto dell’albero non dimise il suo metodo di camminare all’indietro, e aggrappandosi con gli unghioni alla corteccia e mettendo bel bello una zampa dopo l’altra: facendola proprio a suo bell’agio. Nel momento in cui poggiava la prima zampa di dietro sul terreno, Venerdì, fattosegli ben sotto e postogli la canna dello schioppo all’orecchio lo stese morto di botto. Poi il furfante si voltò verso noi per vedere se ridevamo, e lettane negli occhi la nostra soddisfazione, si diede sbardellamente a ridere anch’egli; poi esclamò:

— «Così noi ammazzar orsi in nostri paesi.

— Così? io replicai. Ma se non avete moschetti!

— Non aver moschetti, ma sparar frecce grandi lunghe.»

Fu questo un divertimento non cattivo per noi; ma eravamo tuttavia in paese deserto, e il nostro conduttore stava assai male, onde non ben sapevamo a qual partito appigliarci. Gli ululati de’ lupi di que’ dintorni mi rintronavano sempre all’orecchio, e veramente se si eccettuino i ruggiti delle fiere da me uditi alla costa dell’Africa e di cui ho già detto altrove, non ho mai sentito frastuomo che m’abbia compreso più gagliardamente d’orrore.




Battaglia co’ lupi.



Queste circostanze e l’avvicinarsi della notte non ci lasciavano tempo d’avanzo; altrimente avremmo fatto a modo di Venerdì, il quale voleva si levasse la pelle all’orso che veramente meritava di essere conservata; ma ne conveniva fare circa tre leghe, e il nostro conduttore ci mettea fretta; laonde lasciato l’orso morto dov’era, continuammo il nostro cammino.

La terra era tuttavia coperta di neve, benchè non sì fitta e pericolosa come nelle montagne; ed i lupi, lo sapemmo più tardi, spinti dalla fame, erano calali nella foresta e nella pianura per cercarsi