Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/424

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gli aveva assicurata, come fu detto, su la piantagione medesima.

Così terminava la prima parte di una vita tutta di strane venture, di una vita che parve un giuoco di scacchi della Providenza, di una vita sparsa di tal varietà, che il mondo ben rare volte potrà additare la sua compagna, di una vita cominciata mattamente, ma condotta a termine con maggiore felicità di quanta mai ogn’incidente di essa mi avesse dato luogo a sperare.

Ognuno s’immaginerebbe che in questo stato di compiuta fortuna mi fosse passata la voglia di correre nuovi rischi e venture; e così sarebbe avvenuto, se avvenimenti contrari non fossero occorsi. Ma avvezzo com’era alla vita vagante, privo di famiglia, nè avendo, benchè ricco, contratti nuovi legami, anche dopo aver venduta la mia piantagione del Brasile, non sapeva levarmi dalla testa quella contrada, nè domare in me la manìa di commettermi ai venti; soprattutto non sapeva resistere al prepotente desiderio di rivedere la mia isola e di sapere se i miei poveri Spagnuoli ci aveano posto dimora. La mia buona amica, la vedova che conoscete, metteva tutto il fervore a dissuadermene, e ci riuscì tanto che per circa sett’anni la vinse ch’io non imprendessi altri viaggi. In quell’intervallo mi addossai la tutela di due nipoti, figli d’uno de’ miei fratelli, e segnatamente del maggiore che avea qualche cosa del proprio. Uno lo allevai come un piccolo gentiluomo, e per giunta al suo stato gli feci un patrimonio del mio che gli sarebbe toccato quando fossi morto. Posi l’altro in educazione sotto un capitano di vascello, e accortomi dopo cinque anni ch’era un affettuoso, gagliardo, operoso giovinetto, gli comperai un buon vascello mercantile, mandandolo a cercare fortuna sul mare. Chi avrebbe detto che in appresso questo medesimo giovinetto m’avrebbe invogliato, già vecchio, a correre rischi novelli?

Nello stesso tempo io aveva dato in parte un metodo al mio vivere; perchè prima di tutto mi ammogliai, nè con mio svantaggio, nè avendo mai avuto motivo di pentirmene. Ebbi tre figliuoli, due maschi e una femmina. Ma mi morì la moglie; e il mio nipote capitano di vascello, tornando a casa con prospero successo dopo un viaggio fatto nella Spagna, un po’ per la mia naturale propensione ad andare attorno, un po’ con la sua importunità, mi fece condiscendere ad entrare qual privato negoziante nel suo vascello destinato per l’Indie Orientali. Ciò accadde nell’anno 1694.