Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/438

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Non rimasi lungo tempo in forse. Per una parte le istanze di mio nipote aggiugnevansi con tanta efficacia alla mia passione predominante, che niuna cosa potea mettervi ostacolo; per l’altra, essendo morta mia moglie, non aveva altri attinenti dotati di discernimento che potessero persuadermi a fare o non fare una cosa fuor della mia buona amica: la vedova a voi nota. Questa del certo combattè a lungo con me per indurmi a considerare i miei anni, gli agi di cui godeva in mia patria, il nessun bisogno d’espormi ai pericoli di una si lunga traversata: a pensar soprattutto ai miei teneri figli. Ma fu per lei tempo perduto. Era in me indomabile il desiderio d’imprendere questo viaggio.

— «Vi è, le diceva, alcun che di tanto straordinario nelle impressioni da cui sono determinato alla presente risoluzione, che mi parrebbe di resistere ai decreti della Providenza; crederei commettere un altentato contr’essa se rimanessi a casa.»

All’udir ciò quella timorata donna desistè dalle fervide sue rimostranze, e, quel che è più, si unì meco non solo aiutandomi nelle disposizioni che doveano precedere la mia partenza, ma ancora nell’assistere ai miei affari domestici pel tempo che sarei rimasto lontano e nel provvedere all’educazione dei miei figli.

Fiso nel mio disegno, feci il mio testamento e, ordinato quanto riguardava i miei possedimenti, ne fidai l’amministrazione in mani tanto sicure da poter vivere tranquillo che, qualunque disgrazia mi intravvenisse, i diritti de’ miei figli non sarebbero mai stati pregiudicati e troverebbero sempre giustizia. Quanto alla loro educazione, ne lasciai tutto il pensiere alla mia vedova, assicurandole un convenevole assegnamento in compenso delle sue cure; e ben ella se lo meritò, perchè non fuvvi madre che s’incaricasse con più amore di tale bisogna, nè che meglio la comprendesse. Poichè ella vivea quando tornai, io vissi parimente per provarle la mia gratitudine.

Ai 5 gennaio del 1694 mio nipote era già lesto a salpare; ond’io col mio servo Venerdì mi recai a bordo nel porto di Down, dopo aver fatto venire colà, oltre ai pezzi del piccolo bastimento mentovato dianzi, un carico veramente considerabile d’ogni specie di cose che giudicai opportune per la mia colonia, a fine soprattutto di portarle sollievo se l’avessi trovala in condizione men buona.

Primieramente condussi meco diversi operai, dei quali io mi proponeva fare altrettanti abitanti dell’isola, o almeno artigiani che