Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/443

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a seconda delle variate obbliquità di moto del vascello che ardea; quando tutt’ad un tratto, con nostro grande atterrimento, benchè dovessimo aspettarcelo, il vascello che ardea saltò in aria. Immantinente, o per dir meglio, nello spazio di pochi minuti, tutto il fuoco fu spento, cioè il rimanente del vascello affondò. Fu da vero una vista tremenda e dolorosa, pensando a que’ poveri naviganti ch’io conclusi dover essere rimasti tutti distratti in compagnia della nave o andar vagando per l’oceano in balìa de’ venti e nel massimo dell’angoscia: qual delle due cose fosse io non poteva saperlo per le tenebre ch’erano tuttavia. Intanto, per dare a que’ miseri la maggiore assistenza che fosse possibile, feci sospendere a tutti i punti del vascello ove si potè e finchè nè avemmo, de’ fanali accesi, ordinando si sparasse il cannone durante l’intera notte per dar loro, se pur si era in tempo, a conoscere che avevano un vascello in non molta distanza.

Alle otto a un dipresso della mattina scoprimmo co’ nostri cannocchiali due scialuppe del bastimento arso, sì stivate entrambe di gente, che affondavano quasi affatto nell’acqua. Esse andavano a forza di remi perchè costrette a navigar controvento, e ci accorgemmo che aveano veduto il nostra vascello, e che facevano tutto il possibile per essere vedute da noi.

Per fare saper loro che questo intento lo avevano ottenuto, e per eccitarli a venire a bordo issammo subito la bandiera in derno[1], affrettando nello stesso tempo alla lor volta il nostra cammino. Raggiunte in meno di mezz’ora le due scialuppe, ricevemmo a bordo quanti vi stavano entro. Non erano meno di sessantaquattro fra uomini, donne e ragazzi, perchè in quel vascello si trovavano di molti passeggieri.

Non tardammo a sapere esser questo un bastimento mercantile francese che cercava di ripatriare venendo da Quebec, città capitale del Basso Canadà. Il capitano ne fece un lungo racconto della sventura occorsa al suo vascello. Il fuoco, da prima per una negligenza del timoniere, s’era appiccato alla timoneria. Gli è vero che costui, avendo fatto presto a gridare aiuto, ognuno credè il fuoco spento; ma non si tardò a conoscere come alcune strisce del primo fuoco

  1. Issare la bandiera in derno, vuol dire serrare e piegare la bandiera in cima dell’albero, sì che penda dall’asta senza potere sventolare. Questo è il segnale che si dà tanto dai bastimenti pericolanti per chiamare soccorso, quanto da quelli che li vedono in pericolo per offrire questo soccorso.