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fossero penetrate in tali punti del vascello, che ogni sforzo riusciva difficilissimo a smorzarle del tutto. Introdotte poco appresso tra le coste e i fasciami, arrivarono nella stiva vincendo tutta la solerzia e abilità posta in opera da quegl’infelici per impedire il disastro.

Non rimaneva ad essi migliore scampo dell’abbandonarsi alle loro lance che per buona sorte erano ampie abbastanza. Erano uno scappavia, una grande scialuppa, ed una specie di schifo che fu loro di giovamento soltanto perchè poterono allogarvi qualche provvisione d’acqua dolce ed alcune vettovaglie, poichè si videro al sicuro dal restar vittime dell’incendio. Per dir vero, ancorchè si fossero gettati in queste barchette, poca era in essi la speranza di vivere, vedendosi tanto lontani da ogni isola o continente. Unicamente sottrattisi dal più urgente pericolo, quello di esser bruciati vivi, non vedevano impossibile, e qui videro giusto, che qualche vascello si trovasse navigando in quelle acque e li raccogliesse. Avendo eglino potuto prendere con sè vele, remi e una bussola, si allestivano a fare ogni immaginabile sforzo per giungere ai Banchi di Terra Nuova, chè pareva a ciò secondarli un buon vento che soffiava da sud-est ¼ est (¼ levante verso scirocco). Le loro vettovaglie e l’acqua dolce erano nella quantità che, risparmiandole al limite di non morir di fame e di sete, bastava per tenerli vivi dodici giorni, nel qual tempo se la contrarietà della stagione e de’ venti non si opponeano, il capitano lasciava ad essi sperare che arriverebbero agl’indicati Banchi, ove probabilmente avrebbero preso alcun poco di pesce buono per sostenerli, finchè avessero raggiunta una spiaggia. Ma quanti pericoli in tutti questi casi contro di loro! tempeste che li facessero affondare; le piogge e il freddo di quel clima settentrionale che ne facesse ammortire e intirizzare le membra; venti contrari che impedendo loro di progredire, li costringessero a morire affamati. In somma le probabilità contrarie erano tante, che parea ci volesse un miracolo per uscirne netti.

Si trovavano in questo stato di abbattimento e presti a darsi alla disperazione quando, come mi narrava con le lagrime agli occhi quel capitano, quando li sorprese un’improvvisa gioia all’udire uno sparo di cannone, cui quattro altri ne succedettero: furono i cinque spari un dopo l’altro da me ordinati al primo chiarore d’incendio che scôrsi. Questi spari li rincorarono e li fecero certi, ed era bene stata questa la mia intenzione, che era poco lontano di lì un vascello disposto a