Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/447

Da Wikisource.

robinson crusoe 391


convengono, e più leggiera, più appassionata, più focosa, lo spirito più aereo di quanto si ravvisi in ogn’altra nazione. Io non sono abbastanza filosofo per dar la cagione di ciò. Certo non ho mai veduta dianzi veruna cosa che potesse venire a petto di questa. Le frenesie del povero Venerdì, del mio fedele selvaggio, allorchè trovò suo padre nella piroga, le si avvicinavano di più; un poco ancora la gioia del capitano di filuca e de’ suoi due compagni per me liberati dai due mascalzoni che li gettarono su la spiaggia della mia isola; ma nè le pazzie di Venerdì nè quant’altre ne ho veduto fare in mia vita venivano al paragone di quelle che mi tocco vedere in tale occasione.

Una cosa da notarsi anche più si era che tutte queste stravaganze non si manifestavano in guise sì diverse in diverse persone soltanto, ma ogni sorta di varietà si mostrava a sua volta entro una breve successione di momenti in una stessa persona. Avreste veduto tal uomo in quest’istante mutolo e con cera la più sbalordita e confusa mettersi tutt’ad un tratto a ballare e a cantare come un saltimbanco; poco appresso strapparsi i capelli, squarciarsi le vesti e pestarle co’ piedi; di lì ad un momento prorompere in un dirotto pianto, indi star male, svenire e ridursi a tale stato che se non gli foste corso in aiuto, sarebbe morto. Nè tal cosa la vedevamo accadere soltanto ad uno o a due, a dieci o anche a venti, ma a quasi tutti della brigata salvatasi a bordo del nostro vascello: onde, se ben mi ricordo, il nostro chirurgo fu costretto levar sangue ad una trentina circa di essi.

Vi erano fra gli altri due preti, un giovine, l’altro attempato e, ciò che v’ha di più singolare, chi mostrò meno giudizio fu il vecchio. Appena messo il piede a bordo del nostro bastimento, stramazzò sul tavolato, che ognuno lo avrebbe detto morto: non potevate scorgere in lui il menomo segno di vita. Il nostro chirurgo, unico in mezzo a noi che non lo credesse morto da vero, dopo avergli apprestati quanti rimedî credè opportuni a farlo rinvenire, finalmente ricorse a quello di aprirgli la vena ad un braccio che egli avea prima debitamente fregato e strofinato, per richiamarvi quanto mai si poteva il calore. Il sangue che su le prime usciva a lente gocce, cominciò indi a sgorgare liberamente, e tre minuti appresso il prete aperse gli occhi; dopo un quarto d’ora parlava, stava meglio; e di lì a poco fu perfettamente rimesso. Ristagnato il sangue, camminava attorno,