Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/45

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robinson crusoe 31


Xury aveva imparato a parlare o piuttosto a storpiare la mia lingua dal molto conversare con gli schiavi di nostra nazione. Contentissimo di vedere sì buono spirito in questo ragazzo, gli diedi alcun poco del liquore contenuto ne’ fiaschetti portati via al nostro padrone, per infondergli sempre maggiore allegria. In fine dei conti il consiglio di Xury era buono, e lo seguitai. Ci ancorammo e rimanemmo cheti tutta la notte; dico cheti perchè non dormimmo punto. E chi mai sarebbe stato atto a farlo? Per due o tre ore continue vedemmo grandi creature (non sapemmo con che nome chiamarle) di molte sorte venir giù alla spiaggia, gettarsi nell’acqua, voltolarvisi e guazzarvi entro, fosse per diporto o per voglia di refrigerarsi; certo i loro ululati erano sì orridi, che non ne udimmo mai più dei simili.

Xury era spaventato non so dir quanto, e da vero non ne era poco nemmeno io; ma fummo ben più, quando ci accorgemmo di una di quelle formidabili creature che notava in verso della nostra scialuppa. Non potemmo vederla, ma potemmo capire dalla crescente vicinanza delle sue urla che era una mostruosa, enorme, ferocissima belva. Xury la diceva un lione, e poteva ben essere secondo le mie congetture. Questo povero fanciullo mi si raccomandava a più non posso di levar l’âncora e partirmi di lì.

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