Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/454

Da Wikisource.
398 robinson crusoe


della grande e d’una specie di vela riquadra che adattarono ad un albero di rispetto, posto in vece di quel di bompresso perduto, non poterono andare all’orza resa col vento[1]; onde si sforzavano alla meglio di governare verso le Canarie.

Ma il peggio di tutto si era che per giunta ai patiti disagi morivano di fame per mancanza di provvigioni: pane e carne erano affatto spariti; non ne avevano un’oncia in tutto il bastimento; e ciò durava da undici giorni. L’unico conforto che rimaneva loro consistea nel non essere ancora finite la loro acqua dolce, e l’aver tuttevia un mezzo barile di fior di farina. Restava pur loro una sufficiente copia di zucchero, benchè la parte di esso lavorata e confettata se l’avessero mangiata per intero; restavano pur loro sette barili di rum.

Avevano a bordo un giovine, la madre di lui e la fantesca, tutt’e tre passeggieri, i quali, pensando che il vascello fosse lesto a salpare, sfortunatamente si recarono a bordo la sera stessa in cui cominciò la burrasca. Quest’infelici si trovavano in condizione tremendamente peggiore di tutti gli altri, essendo già state consumate tutte le loro provvigioni; nè i marinai ridotti a non avere più nemmeno il necessario per sè stessi, sentivano compassione, potete starne certi, di quegli sgraziati la cui posizione era più deplorabile di quanto si possa descriverlo.

Avrei forse ignorata questa parte di storia se, essendo bello il tempo e il vento rimesso, la mia curiosità non mi avesse spinto a bordo di quel vascello. Il secondo aiutante, che allora facea le veci di capitano, entrato dinanzi nel nostro bastimento mi aveva informato di questi tre passeggieri che occupavano la stanza de’ forestieri ridotti a tal condizione da far pietà ai sassi.

— «Anzi, egli disse, credo sieno morti, perchè non odo parlar di loro nè poco nè assai da circa due giorni, ed io non ho avuto il coraggio di chiederne conto, perchè privo d’ogni mezzo per aiutarli.»

Ci demmo tutti all’opera per soccorrere, il meglio che per noi si potea, quella carovana di sfortunati; nel che prevalsi tanto su l’animo di mio nipote, che gli avremmo vettovagliati, quand’anche a tal fine ne fosse convenuto, per non restare sprovveduti noi stessi, allungare

  1. Andare all’orza resa col vento significa dirigere con ogni possibile esattezza il vascello verso il punto d’origine del vento che spira.