Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/463

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robinson crusoe 405


Ritorno nell’isola, ricevimento avuto.



Eccomi già sotto la latitudine di 4 gradi dopo un viaggio sufficientemente buono, benchè su le prime contrariato dai venti. Ma ho voluto risparmiare al lettore le molestie congiunte con le descrizioni di piccoli incidenti derivati dai cambiamenti dell’aria e della stagione e di simili minuzie occorsemi in questo intervallo; onde accorciando la mia storia per amore delle cose che vengono dopo, dico che giunsi alla mia antica abitazione, alla mia isola, nel giorno 10 aprile 1695.

Durai qualche fatica a riconoscerla, perchè quando venendo la prima volta dai Brasile mi ci spinse la tempesta, e quando ne ripartii, fu dalle spiagge meridionali e orientali della medesima. Questa volta costeggiando tra questa e il continente, nè avendo alcuna carta topografica di questi luoghi, non potei capire che quella fosse la mia isola, o almeno per certo se fosse o non fosse.

Vagammo quindi un bel pezzo alla ventura ed a veggente della spiaggia di parecchie isole giacenti alla foce del grande fiume Orenoco senza che mi si presentasse mai quella ch’io ricercava. Solamente nel costeggiar quelle rive venni in chiaro d’un grave abbaglio in cui era innanzi caduto: quello cioè di prendere per continente quello ch’era soltanto una lunga isola o piuttosto catena d’isole, che si estendeano da un lato all’altro delle bocche del grande fiume. In tale occasione vidi pure come i selvaggi che sbarcavano sì spesso nella mia isola, non fossero propriamente i così detti Caraibi, se bene per altro isolani e selvaggi quasi della stessa razza che, soggiornando nella parte un poco più vicino ad essa, talvolta vi capitavano a differenza degli altri.

In somma io visitai diverse di quelle isole senza verun costrutto, alcune le vidi abitate, altre no; trovai in una di esse alcuni Spagnuoli, che credei su le prime vi soggiornassero; ma parlando con