Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/491

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Dopo essere stato fuori uno o due ore, tornò riferendo come gli fosse riuscito di non essere scoperto da nessuno degli sbarcati; formar questi due bande, ciascuna spettante ad una di due nazioni in guerra l’una contro all’altra. Esse dopo una grande battaglia avuta insieme su la terra principale conducevano, l’una senza sapere dell’altra, diversi prigionieri fatti durante il combattimento in una stessa isola per divorarseli e starsene allegramente. Ma il caso di essersi abbattute in un medesimo luogo avea tolta loro ogni voglia di ridere; tanto si odiavano a morte che lo spedito esploratore si aspettava, poichè erano sì vicine, vederle a battaglia allo spuntare dell’alba. Niun indizio per altro gli faceva sospettare che sapessero abitata l’isola. Aveva appena terminato il suo racconto, quando allo straordinario strepito alzato dai selvaggi si venne a capire che i due piccoli eserciti aveano già attaccata una sanguinosissima zuffa.

A padre di Venerdì pose in opera quanta rettorica aveva per indurre gli abitanti dell’isola a starsi ben rannicchiati in casa e a non lasciarsi vedere. Da ciò dipendeva a suo dire la salvezza comune di tutti; non c’era bisogno d’altro che di silenzio e di pazienza. «I selvaggi, egli dicea, si scanneranno un pezzo a vicenda, poi i sopravvissuti se la batteranno;» e dicea bene la verità. Ma come farla intendere a quelle teste, massimamente agl’Inglesi, la curiosità dei quali fu tanto contro prudenza, che vollero correre a vedere la battaglia co’ propri occhi. Se vogliamo, usarono in ciò di qualche cautela: cioè non si posero all’aperto, nè in vicinanza della loro abitazione; ma s’internarono ne’ boschi donde potevano contemplare a tutto loro agio la zuffa e non essere veduti: così credevano; ma sembra veramente che i selvaggi li vedessero, come apparirà in appresso.

Furiosa fu la battaglia e (se ho da credere agl’Inglesi, un dei quali narrò dopo quanto diceva d’avere veduto) alcuni di que’ selvaggi erano gente dotata di grande valore, d’indomabile coraggio e di sommo accorgimento nell’arte della guerra. Il combattimento, mi narrarono gl’Inglesi, durò due ore senza che potesse capirsi da qual parte la vittoria inclinasse; ma in termine a queste due ore, la schiera che combattea più vicino all’abitazione de’ nostri, cominciò ad apparire più debole, e dopo un altro poco alcuni di que’ combattenti si diedero alla fuga. Questo avvenimento pose i nostri nella massima costernazione, perchè temettero che qualcuno de’ fuggitivi