Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/493

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qual via questi avessero presa. Per la qual cosa il governatore spagnuolo, uomo pieno di sensi d’umanità, non acconsentì che a quei tre fuggitivi si desse la morte. Unicamente, mandati tre de’ suoi dalla parte della sommità della montagna, ordinò loro di circuirli, prenderli alle spalle e farli prigionieri, il che venne eseguito.

Il rimanente de’ vinti salvatosi ne’ loro canotti si commise al mare. I vincitori che o non gl’inseguirono o ben poco, si aggrupparono insieme mettendo due possentissimi ululati che supponemmo un segnale di gioia per la riportata vittoria. Così terminata la battaglia nello stesso giorno, a tre ore a un dipresso dopo il mezzodì, anche i secondi s’imbarcarono ne’ loro canotti. Laonde gli Spagnuoli ebbero libera nuovamente per sè la loro isola; i loro timori si dissiparono; per varî anni appresso non videro più selvaggi.

Appena partiti questi, gli Spagnuoli uscirono di tana per andare ad esaminare il campo di battaglia ove trovarono trentadue morti all’incirca, quali trapassati da lunghe frecce di cui alcune stavano tuttavia infitte ne’ loro corpi, quali, e saranno stati sedici o diciassette, finiti a colpi di sciabole di legno. Sparso vedevasi il campo d’archi e d’un numero maggiore di frecce. Di stravagante forma erano le sciabole, cosacce grandi, mal maneggevoli, e ben si capiva dover essere stati uomini straordinariamente gagliardi coloro che le adoperavano. Molti fra gli sgraziati che quest’armi distrussero non erano più che un miscuglio di brani, e sarebbesi detta una fricassea di cervelli, di braccia e di gambe; tanto appariva evidente l’accanimento e il furore di costoro nel battersi. Un sol uomo non si rinvenne che non fosse morto del tutto, perchè ciascuno di que’ formidabili duellanti o indugiava tanto che il suo nemico fosse del tutto tolto di vita, o trasportava seco i feriti che tuttavia agonizzavano.