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Migrazione de’ tre mascalzoni e inaspettato loro ritorno.



Trascorsi nove mesi dopo questa separazione, i tre furfanti furono presi da una nuova fantasia che, per giunta alle prime bricconate commesse dianzi, non solo recò gran danno ad essi, ma poco mancò non fosse la rovina dell’intera colonia. Cominciati, sembra, a stancarsi della vita affaticata che conducevano, nè sperando di migliorare così la propria condizione, saltò a costoro il ghiribizzo d’intraprendere un viaggio a quel continente donde approdavano i selvaggi nell’isola, e provare se fosse ad essi riuscito l’impadronirsi d’alcuni de’ prigionieri fatti da que’ nativi, indi condurseli a casa per incaricarli poscia della parte più gravosa delle loro fatiche.

Il disegno non potea dirsi cattivo, se si fossero tenuti entro questi limiti; ma coloro non facevano e non pensavano cosa in cui non fosse alcun che di tristo o nel divisamento o nell’esito; e, se mi è lecito il profferire qui la mia opinione, viveano propriamente sotto l’influsso della maledizione celeste. Di fatto, se non ammettessimo una manifesta maledizione che castigasse i manifesti delitti, come altrimenti potremmo conciliare gli eventi con la divina giustizia? Fu del certo un’apparente punizione dei loro precedenti atti di ammutinamento e di pirateria quella che li trasse allo stato in cui si trovavano. Nè contenti a non mostrare il menomo rimorso per le antiche colpe, aggiunsero ribalderie a ribalderie, siccome fu l’orrida crudeltà di percuotere con un’accetta quel povero schiavo non reo d’altro che di non aver eseguito a dovere, o forse non inteso il comando datogli, e percuoterlo in modo da lasciarlo storpio per tutta la vita in un luogo ove non si trovavano nè medici nè chirurgi che potessero curarlo; e il peggio si era che fu questo, quanto all’intenzione, un vero assassinio, come era stato il disegno pattuito in appresso fra loro di trucidare a sangue freddo tutti gli Spagnuoli mentre dormivano.