Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/542

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tranquillo abbastanza da permettere a que’ molesti ospiti l’imbarcarsi; ma non pensavano che ciò poteva essere per costoro un’occasione di tornare in tanto numero, da non potere ad essi resistere, o se non altro in tanti e sì di frequente, da mettere a mal partito ed affamar la colonia. Guglielmo Atkins che, a malgrado della sua ferita, veniva sempre con gli altri, si mostrò in questo caso il miglior consigliere di tutti. Il suo avviso si fu di cogliere il vantaggio che si offriva ponendosi fra essi e i loro canotti, togliendo così a costoro la possibilità di tornare più mai ad infestare quell’isola.

Fu ventilato a lungo questo partito, che trovò opposizione per parte d’alcuni i quali temeano, se si lasciavano que’ miserabili vagar pe’ boschi e condurre una vita da disperati, vedersi astretti a dar loro la caccia come ad altrettante fiere.

— «Non potremmo più, diceano, badare quietamente alle nostre faccende; vedremmo continuamente saccheggiati i nostri campi, distrutti i nostri armenti, in somma saremmo ridotti ad una vita di perpetua tribolazione.

— È ben meno male, soggiunse Guglielmo Atkins, l’aver che fare con cento uomini che con cento nazioni. Sicuro che se ci risolviamo a distruggere le barche, dobbiamo anche essere preparati a distruggere i padroni delle barche o ad essere distrutti noi.»

E tante ne disse per dimostrare la necessità di venire a tale espediente, che per ultimo, accordatisi tutti nel suo parere, si pose subito la mano all’opera di distruggere i canotti. Adunata quindi una quantità di sterpi secchi d’alberi morti, si provarono i diversi coloni ad appiccare il fuoco ai canotti, ma questi erano sì bagnati, che non volevano abbruciare. Ciò non ostante il fuoco ne lavorò sì bene la parte superiore, che li fece inabili a prestare più mai il servigio di barche. Quando gl’Indiani si avvidero di quello che si stava facendo, alcuni di essi saltarono fuori de’ boschi e avvicinatisi quanto bastava per essere veduti e uditi dai coloni, s’inginocchiarono gridando: Oa, oa, Uara mokoa! parole, come potete immaginarvi, che nessuno giunse a capire; bensì i compassionevoli gesti e le gemebonde note davano facilmente a comprendere che supplicavano affinchè si risparmiassero i loro legni: pareva anzi che promettessero di andarsene via dall’isola e di non tornarci mai più.

Ma in quel momento erano troppo convinti i coloni, che l’unica via di salvare sè stessi e l’intera loro società consistea nell’impedire