Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/55

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robinson crusoe 39


di essi furono lì lì per morire dalla paura, e caddero veramente siccome morti per l’effetto del terrore concepito; ma quando videro l’animale, non dubitarono più che la terribile belva non fosse perita nell’acqua, e poichè si accorsero de’ miei segni che li richiamavano alla spiaggia, preso coraggio, ci vennero, e cominciarono a far ricerche per avere in loro potere il cadavere dell’ucciso animale.

Giunto io a scoprirlo dalle strisce del sangue che lordavano l’acqua, coll’aiuto di una corda gettatagli all’intorno del corpo, e di cui mandai l’altra estremità ai Negri perchè la tirassero, questi lo ebbero alla spiaggia. Allora fu riconosciuto che la belva era un raro leopardo, leggiadramente screziato e d’un pelame ammirabilmente fino. Gli abitanti sollevarono le mani con ammirazione, e fantasticando con che cosa mai avessi potuto ammazzarlo.

L’altro animale spaventato dalla vampa del fuoco e dallo strepito dello sparo, notò alla spiaggia, e prese correndo la via delle montagne dond’erano usciti entrambi; a quella distanza non potei discernere qual razza d’animale esso fosse. Capii presto che i Negri aveano voglia di cibarsi della carne dell’ucciso leopardo, onde non mi dispiacque che riconoscessero in ciò un mio presente; e quando feci ad essi un segno che poteano impadronirsene liberamente, mi rendettero grandi ringraziamenti alla loro maniera. Tosto si misero all’opera di apparecchiarlo; e benchè non avessero coltello, con un pezzo di legno ben affilato ne tolsero la pelle con la stessa prestezza, anzi maggiore, che non avremmo fatto noi co’ nostri stromenti da taglio. Mi offersero una parte di quella carne; offerta ch’io ricusai mostrando di volerla lasciar tutta a loro; sol mi feci intender per cenni che ne avrei aggradita la pelle, il qual mio desiderio secondarono di buonissima grazia, portandomi in oltre una copia maggiore di loro vettovaglie che accettai, sebbene non sapessi che cosa fossero.

In appresso i miei segni furono intesi ad avere una certa quantità di acqua dolce, e mi feci capire voltando uno de’ miei otri con la bocca all’ingiù, affinchè vedessero che aveva bisogno di essere empiuto. Essi chiamarono prestamente uno de’ loro famigliari, onde comparvero due donne portando un gran vaso di terra, credo io, cotta al sole, che venne deposto, come dianzi le vettovaglie, sul lido, indi mandai Xury su la spiaggia co’ miei orci che mi tornarono pieni d’acqua dolce tutti e tre. Le donne erano affatto ignude al pari degli uomini.