Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/563

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cose che i coloni spagnuoli ed inglesi non assaggiavano da tanti e tant’anni; onde non vi starò a dire se le aggradirono. Gli Spagnuoli aggiunsero del proprio cinque capretti che vennero arrostiti tutti interi, e tre de’ quali, mantenuti caldi con ogni cura, furono spediti ai marinai, affinchè essi godessero delle nostre vivande fresche a bordo, mentre noi in terra facevamo onore alle loro carni salate.

Dopo questo banchetto condito della più innocente gioia, trassi a mano la provvigione di merci che aveva portate meco, e affinchè non nascessero dispute fra i coloni nel ripartirsele, gli avvertii che ce n’era abbastanza per tutti, pregandoli quindi a fare parti eguali delle robe stesse, ben inteso dopo che fossero state poste in opera. Per prima cosa distribuii tanta tela, quanta bastava a fare per ognuno di loro quattro camicie, portate indi al numero di sei ad inchiesta degli Spagnuoli: conforti indicibili per quella povera gente che si era, per così dire, dimenticato dell’uso di questi arredi, e che non sapea più che cosa fosse portarne in dosso. Aggiunsi que’ leggieri tessuti inglesi, di cui v’ho parlato prima, perchè ognuno se ne facesse una specie di zimarra, vestimento che per la freschezza e scioltezza giudicai più confacevole al caldo del clima. Ordinai ad un tempo che quando quelle zimarre fossero fruste venissero rinnovate secondo il bisogno di chi le portava. Aggiunsi in proporzione calze, scarpe, cappelli e simili minute cose.

Non vi so descrivere la contentezza che si leggea su i volti di quelle creature, piene di gratitudine alla cura ch’io m’avea presa di loro e di gioia al vedersi così bene provvedute. Chiamatomi ad una voce il loro padre, soggiunsero che, essendo in sì rimota parte del mondo sicuri d’un corrispondente qual era io, non s’accorgerebbero più di vivere in un deserto, e tutti spontaneamente si obbligherebbero meco a non abbandonare mai l’isola senza il mio assenso.

Allora presentai loro gli artefici che avea condotti in mia compagnia, il sartore, il ferraio, i due carpentieri e specialmente quel mio ometto da tutti i mestieri, intorno al quale non potevano immaginarsi eglino stessi le cose in cui sarebbe stato ad essi utile il suo servigio.

Il sartore per dare una prova del suo amore per loro, si mise subito con mia licenza a tagliare la tela ch’io avea portata ed a fare una camicia ad ognuno: primo suo lavoro nell’isola e servigio anche più rilevante, perchè ammaestrò le donne a cucire, rattoppar panni, in somma a trattare l’ago, a che le facea star presenti mentre egli