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la morte del peccatore, ma bensì il suo ritorno alla vita; che tollera spesse volte i malvagi per lungo tempo, e talvolta ancora si riserva a punirli il giorno del giudizio finale[1]; una manifestissima prova dell’esistenza di Dio e di vita avvenire stare appunto in ciò: nel vedersi dei giusti che non ricevono il loro compenso, degli scellerati che non soggiacciono al meritato castigo prima di essere nel mondo di là. Una tal riflessione francheggerà il nostro convertito nell’insegnare a sua moglie la dottrina della risurrezione e del giudizio universale. Si penta egli, e diventerà un eccellente predicatore di penitenza a sua moglie.»

Ripetei questo discorso a Guglielmo Atkins che rimase mestamente concentrato in sè stesso nell’ascoltarlo, e su la cui fisonomia si potea scorgere facilmente quanto straordinaria impressione tal discorso facesse nella sua anima. Finalmente non fu più capace di lasciarmi andare al termine del mio dire.

— «Tutte queste cose le so, mio signore, e molt’altre ancora, ma non avrò la sfrontatezza di dirle a mia moglie, finchè il Signore ed io vediamo come sto in mia coscienza. E la stessa mia moglie può portare una irrefragabile testimonianza contro di me che sono sempre vissuto come se non avessi mai udito parlare nè di Dio nè d’una vita avvenire, nè d’alcun’altra cosa di questa fatta. Circa poi al venire io a penitenza, oh Dio! (qui mise un profondo sospiro, e posso dire d’avergli veduti gli occhi inumiditi da una lagrima) quanto a ciò tutto e finito per me!

— Finito! Atkins, che cosa t’intendi con questo finito?

— M’intendo io troppo! rispose. Oh sì, intendo quello che dico! Intendo che è troppo tardi, e la cosa è troppo vera!»

Ripetei parola per parola al sacerdote le cose or dette da Atkins. Quel sant’uomo (mi sia lecito il chiamarlo così perchè, qualunque

  1. Questo che potrebbe chiamarsi aggiornamento della divina sentenza dopo la morte, un Cattolico non lo crede. Pure vi sono stati Cattolici che, confondendo il senso mistico col senso letterale d’alcuni tratti di san Paolo e delle preci pei defunti, portarono intorno a ciò un’opinione, condannata per altro dalla chiesa in più d’un concilio, quali quello di Firenze nel secolo decimoquinto e l’altro di Trento nel decimosesto. Può darsi che il Cattolico posto or su la scena da Robinson fosse uno di questi tali, e me ne persuaderebbe il vedere dal capitolo successivo che san Paolo è il santo padre prediletto di questo prete francese. Aggiungasi che i Protestanti anche di buona fede non si hanno pe’ relatori i più autentici dei discorsi tenuti da un Cattolico.