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veduti e rendeva impenetrabile agli occhi altrui più l’interno che l’esterno medesimo della selva. Giunti a lembo di essa, fui io il primo a scorgere Guglielmo Atkins e la sua abbronzata compagna seduti all’ombra d’un macchione ed immersi in serî discorsi. Fermatomi tosto e fatto venire il prete con me gli additai il luogo ove erano allora quei due, che stemmo contemplando un bel pezzo con la più curiosa attenzione. Notammo l’uomo che s’infervorava accennando col dito alla sua vicina il sole, i quattro lati del firmamento, poi sbassandosi per indicare la terra, indi volgendosi in largo verso il mare, finalmente additando sè stesso, lei, gli alberi e il bosco.

— «Ora vedete, mi disse il mio sacerdote, che le mie parole han fatto frutto: quell’uomo predica a sua moglie. Guardatelo adesso; le insegna che il nostro Dio ha fatto lui, lei, il cielo, la terra, il mare, i boschi, gli alberi, tutte le cose.

— Mi pare di sì» gli risposi.

Subito dopo vedemmo Guglielmo Atkins saltare in piedi, gittarsi ginocchione, sollevare al cielo le mani. Ne parve che dicesse qualche cosa; ma gli stavamo troppo lontani per udirlo. Non continuò a rimanere in quella postura un mezzo minuto; ma rialzatosi e sedutosi di nuovo presso la donna sua, tornava a parlarle. Vedemmo che la donna gli prestava grande attenzione, ma se anche ella parlasse, non potemmo distinguerlo. Nel tempo che Atkins rimase ginocchione vidi sgorgar le lagrime su le guance del mio prete, e rattenni a stento le mie; ma fu un gran dispiacere per noi il non essere in tal vicinanza da capire che cosa si dicessero scambievolmente. Pure non ardivamo accostarci di più per la paura di disturbarli; quindi risolvemmo di restar lì per vedere sino alla fine questo dialogo in pittura che, se bene muto, parlava forte abbastanza senza il soccorso della voce. Le stava vicino, come ho detto, serrandosi addosso a lei e parlandole e riparlandole con fervore e due o tre volte, come potemmo accorgercene, abbracciandola e baciandola tenerissimamente; un’altra volta gli vedemmo trarre a mano il suo fazzoletto, rasciugarsi gli occhi, e tornarla a baciare in atto straordinariamente affettuoso. Dopo parecchie di queste variazioni, lo vedemmo in un subito saltar nuovamente in piede e aiutarla a rialzarsi; poi la condusse per mano ad una distanza di due o tre passi, ove entrambi s’inginocchiarono tenendosi in tale guisa per due minuti all’incirca.

Il mio amico non potè durarla più a lungo senza esclamare: