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di stabilirmi nel paese, e divenir piantatore ancor io. Nel tempo stesso m’adoperai a cercar qualche mezzo per farmi arrivare il danaro che m’avea lasciato addietro a Londra. Ottenuta dunque una specie di lettera di naturalità, acquistai quanto terreno incolto poteva comprare col danaro presente, formando i miei disegni per l’immaginata piantagione, disegni ne’ quali feci entrare anche il danaro ch’io mi prefiggea di ritirare da Londra.

Aveva per vicino un portoghese di Lisbona, nato per altro da genitori inglesi, di cognome Wells, che si trovava nelle mie medesime condizioni. Lo chiamo mio vicino, perchè la sua piantagione era contigua alla mia, e veramente vivemmo in buon accordo fra noi. Il mio capitale era poco siccome il suo, e per circa due anni abbiamo fatto la vita dei piantatori piuttosto per procacciarci il vitto, che per altro intento. Ciò non ostante le cose nostre cominciarono a prosperare, e i nostri due poderi a prendere buon aspetto, di modo che nel terzo anno piantammo un po’ di tabacco, e ciascuno di noi apparecchiò un ampio spazio di terreno ove piantarvi canne di zucchero per l’anno avvenire; ma tutt’e due mancavamo di chi ci