Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/623

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robinson crusoe 551


Anche la novella sposa dell’uomo da tutti i mestieri fu contenta di trovarsi lì una Bibbia, benchè, a dir vero, ne possedesse un esemplare ella ed un altro il suo giovine padrone; ma questi libri non vi erano stati infino a quell’ora sbarcati.

Ora, poichè ho narrate tante cose so i meriti di questa giovine, non posso starmi dall’aggiugnere una storia che risguarda lei e me in parte ancora, e che contiene alcun che di notabile assai ed istruttivo.

Ho già raccontato a quali estremità questa povera creatura si vedesse ridotta allorchè la sua padrona, consunta dalla fame, morì a bordo dello sfortunato bastimento popolato d’individui, tutti, come ne ho fatto la descrizione, sul punto di morire affamati. Ho detto parimente come la signora, il figliuolo di lei e questa cameriera fossero stati trattati peggio degli altri nella distribuzione dei viveri di cui finalmente furono lasciati del tutto senza; onde la signora morì, i due altri provarono in più spiccata guisa gli stenti ultimi della fame. Un giorno ch’io stava discorrendo con questa cameriera su tal genere d’orribile angoscia a cui essa e il suo giovine padrone andarono soggetti, le domandai se mi saprebbe descrivere la natura degli spasimi che sofferse e i sintomi che si mostrano a mano a mano nel progresso di tale calamità. «Credo di poterlo» ella mi rispose e mi raccontò con molta chiarezza ciò che siete per leggere.

— «Erano già alcuni dì che stavamo assai male ne’ nostri pasti, e soffrivamo fami tremende. Venne finalmente quel giorno in cui non ne fu dato nutrimento di sorta alcuna, se si eccettui un po’ di zucchero e di vino mescolato con acqua. Nel primo giorno di questo totale digiuno mi sentii un certo vuoto e sconvolgimento allo stomaco; poi, venendo la notte, una grande voglia di sbadigliare e dormire. Postami in letto nella grande stanza della foresteria, dormii circa tre ore, e mi trovai alquanto ristorata nello svegliarmi; forse fu perchè prima d’andare a letto aveva bevuto un bicchiere di vino. Dopo essere rimasta svegliata tre ore, verso le cinque della mattina il vuoto e la molestia dello stomaco si fecero sentire più gagliardamente, onde tornai a coricarmi, ma senza potere prendere sonno del tutto perchè era da vero spossata ed inferma. Così continuai tutto il secondo giorno fra stravaganti alternative, prodotte or dal senso della fame, or dalla nausea dello stomaco, talvolta da impeti di vomito.