Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/628

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unicamente per farne un legno atto a mettersi in mare, portati meco fin quando salpai dall’Inghilterra, con l’intenzione di farne un presente alla mia colonia. Or non solo non glieli feci vedere, ma non lasciai nè manco che ne sospettassero l’esistenza, e ve ne dico il perchè. Trovai, almeno ne’ primi momenti del mio sbarco, tali semi di divisione fra loro, ch’io vidi pienamente come sarebbe stata una cattiva politica per parte mia il mettere in mano di essi questo sussidio che gli avrebbe stimolati, al menomo piccol disgusto che sorgesse fra loro, a separarsi e ad andarsene via gli uni dagli altri; forse anche a darsi alla vita di pirati e trasformar la mia isola in un covo di ladroni anzichè essere una piantagione di morigerati e religiosi coltivatori, come io aveva nell’animo di renderla. Per lo stesso principio non dissi loro nulla nè de’ due pezzi di cannone che aveva portato meco, nè del soprappiù de’ due cannoni corti fatti prendere a bordo da mio nipote. Pensai d’aver fatto abbastanza col porre quegli abitanti in istato di sostenere una guerra difensiva contro a qualunque invasore senza dar loro un incentivo ad imprendere guerre offensive o a vagare attorno, facendosi assalitori degli altri. Mi serbai non pertanto i palischermi e i cannoni per giovarli in altra maniera, come sarà detto a suo luogo.

Terminato or quanto io m’era prefisso di ultimare nell’isola, e sicuro di lasciarli tutti in una buona e florida condizione, mi recai a bordo del mio bastimento ai 6 di maggio dopo essere stato con essi venticinque giorni; e poichè li vedeva tutti risoluti a rimanere nell’isola finchè io, quando a Dio ne sarà in piacere, non venissi a levarneli, gli promisi di loro provvedere, appena giunto al Brasile, di nuovi soccorsi alla prima opportunità che me ne capiterebbe; e soprattutto di spedire a quella mia colonia alcune diverse specie d’armenti, come pecore, animali porcini e buoi. Quanto alle due vacche e ai vitelli che aveva portati meco dall’Inghilterra, gl’indugi avuti nel nostro viaggio ci costrinsero a macellarli per mancanza di fieno onde nutrirli.

Nel dì successivo pertanto spiegammo le vele, dando il saluto della partenza ai coloni con cinque spari di cannone. In ventidue giorni circa arrivammo alla baia di tutti i Santi nel Brasile: e il solo avvenimento degno di ricordanza, che occorse durante quella traversata, e quello che m’accingo ora a narrare.