Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/634

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massima delle villanie presso di noi sia tale anche fra essi, nè per ciò mi sarei presa altra soddisfazione fuor quella di fare scaricare su loro quattro o cinque cannoni carichi di sola polvere, il che avrebbe bastato a spaventarli. Ma poichè i bricconi aveano scagliato un nugolo di frecce su noi con tutto il furore di cui erano capaci, e soprattutto steso morto il mio Venerdì ch’io tanto amava ed apprezzava, e che tanto veramente lo meritava, non serbai più misure, nè solamente mi credei giustificato agli occhi di Dio e degli uomini, ma sarei stato contento se avessi potuto mandare a fondo ciascuno di que’ canotti e sapere tutta quella canaglia annegata.

Non so dirvi nè quanti n’abbia fatti morti, nè quanti feriti quella fiancata, ma certo non fu mai veduta tanta moltitudine immersa in tanto spavento e sconquasso. Tredici o quattordici de’ loro canotti furono spaccati e sì malconci che niente più valevano, onde quelli che, standovi entro, ebbero salva la vita, si gettarono a nuoto; tutti gli altri i cui canotti rimasero, divenuti affatto pazzi dalla paura, si diedero alla fuga con ogni prestezza possibile, prendendosi ben poco fastidio per soccorrere que’ loro compagni che non aveano più barca. Suppongo perciò che la maggior parte di questi sia andata distrutta. Un’ora dopo spariti tutti gli altri selvaggi, vedemmo nuotar tuttavia per salvar la vita un di que’ poveri sgraziati, che fu raccolto dai nostri.

Certo la mitraglia de’ nostri cannoni deve avere uccisa o ferita una grande quantità di costoro; ma di lì a poco non sapemmo più che ne fosse avvenuto. Fuggivano sì disperatamente che, dopo tre ore in circa, non vedemmo più di tre o quattro canotti sbandati, nè potemmo sapere mai più qual via avessero presa gli altri: perchè alzatasi in quella stessa sera una favorevole brezza, sciogliemmo l’âncora e veleggiammo alla volta del Brasile.

Veramente avevamo fatto, come dissi, un prigioniere, ma costui era stato preso da tal tetra manìa che non voleva nè parlare, nè mangiare, onde credevamo che avesse deciso di lasciarsi morire di fame. Trovai per altro una via di curarlo; perchè, fattolo prendere e mettere nella scialuppa, gli fu dato a credere per mio ordine che si volea gettarlo nel mare e lasciarlo là dov’era stato trovato se non si risolveva a parlare. Nemmeno per questo ne volle sapere, in guisa che lo gettarono effettivamente nell’acqua. Saltò fuori e postosi a seguirli, perchè si teneva a galla al pari di sughero, li chiamò in