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Arrivo a Madagascar; tregua fatta cogli abitanti,

indi violata per colpa di qualche marinaio.



Dal Brasile attraversammo a dirittura il mare Atlantico per andare al capo di Buona Speranza. Il viaggio fu discretamente buono; la navigazione generalmente diretta al sud-est (scirocco); a quando a quando burrasche e venti contrari; ma le mie disgrazie per mare erano finite: le mie tribolazioni e croci avvenire m’aspettavano su la spiaggia, segno manifesto che la terra non men del mare può esserne ministra dei divini flagelli.

Poichè era un viaggio di commercio quello che avevamo intrapreso, si trovava a bordo con noi uno scrivano, il quale dovea, dopo il nostro arrivo al Capo, regolare le vie e le stazioni del bastimento in tal guisa, che secondo il nostro contratto di noleggio non ci potessimo fermare più di un tal numero di giorni a ciascun porto dove approdavamo. Questo non era affar mio; onde non mi ci frammetteva nè poco nè assai, lasciando che il suddetto scrivano e mio nipote aggiustassero su ciò le partite come giudicavano meglio a proposito.

Non fermatici al Capo più di quanto fosse necessario per far provvigione d’acqua dolce, ci ponemmo alla meglio su la via della costa di Coromandel; e dico alla meglio, perchè eravamo stati informati, che un vascello da guerra francese armato di cinquanta cannoni e due grosse navi mercantili aveano presa la via dell’Indie. Sapendo io che in quel momento non eravamo in pace con la Francia, ciò mi metteva in qualche timore. Il fatto è per altro che quel navilio andò per la sua strada, o noi non ne udimmo più nuova.

Non istarò a tormentare il leggitore con tediose descrizioni di ciascun paese, a cui si passò da presso, di giornali del nostro viaggio, di variazioni de’ rombi della bussola, di latitudini, o dei venti