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Vittoria riportata su le cinque scialuppe, arrivo alla baia di Tonchino.



Io m’apparecchiava a salire sul bastimento, chè già il mio socio mi gridava tutto festoso dal cassero:

— «Oh! oh! l’abbiamo turata, l’abbiamo turata la falla!

— L’avete turata? gli dissi appena gli fui da presso. Ringraziato Dio! ma fate subito levar l’âncora.

— Levar l’âncora! Che cosa vi salta in mente? Che negozio è questo?

— Lasciam da banda per ora le interrogazioni. Mettete tutte le nostre braccia all’opera e leviamo l’âncora: non c’è un minuto da perdere.»

Immaginatevi se non rimase stupito. Ciò nondimeno, comunicai questa mia improvvisa risoluzione al capitano che fece subito levar l’âncora, onde benchè la marea non fosse anche salita abbastanza, ne aiutò una buona brezza di terra, e spiegammo le vele. Allora, tratto con me il mio socio nella nostra stanza delle deliberazioni, gli contai la faccenda, di cui gli dissero il rimanente i due nuovi marinai, che feci essere lì presenti ancor essi. Il racconto di questi portò tanto tempo, che quando era finito, entrò un piloto tutto scalmanato gridando:

— «Ci danno la caccia!

— La caccia a noi! esclamai. Chi?

— Cinque scialuppe cariche d’uomini.

— Pare che nel racconto di costoro ci sia qualche cosa di vero,» dissi fra me.

Chiamatimi poscia intorno a me tutti i miei marinai, dissi loro quali disegni fossero stati formati a danno del nostro bastimento, e