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latitudine settentrionale, ma lontano dal capo di Sant’Agostino per una differenza di 22 gradi di longitudine occidentale; onde a questi conti eravamo arrivati verso la costa della Guiana, o sia parte settentrionale del Brasile, oltre il fiume delle Amazzoni e verso l’Orenoco, detto comunemente il Gran Fiume. Principiò quindi a consultarmi sul partito da prendersi, perchè il vascello avea molte falle, ed era sì mal andato, ch’egli credea ne convenisse tornare addietro per cercar direttamente la costa del Brasile.

Io fui di parere affatto contrario; e guardando insieme su la carta della costa marittima dell’America, conchiudemmo non esservi terra abitata ove avessimo potuto ripararci, finchè non avessimo raggiunto l’arcipelago delle isole Caraibe. Risolvemmo pertanto di veleggiare verso le Barbade; il che avremmo potuto ottenere facilmente, così almeno speravamo, in una quindicina circa di giorni veleggiando al largo per evitare i frangenti del golfo o baia del Messico; mentre ne sarebbe stato impossibile l’eseguire un viaggio alla costa d’Africa senza qualche soccorso così pel nostro vascello, come per noi.

Con questo proposito cangiammo direzione volgendoci ad uest ¼ di nord uest (un quarto di maestro) verso ponente, a fine di raggiugnere qualcuna delle nostre isole inglesi, ove ci confidavamo di trovare assistenza; ma il destino avea determinate diversamente, perchè quando ci trovammo alla latitudine di 12 gradi e 18 minuti, ne sopravvenne da ponente con lo stesso impeto della prima burrasca una seconda, da cui fummo tratti sì fuor della via d’ogni umano consorzio che, ov’anche le vite di noi tutti si fossero salvate dall’onde, eravamo in pericolo di essere divorati dai selvaggi, anzichè nella possibilità di rivedere i nativi nostri paesi.

Ci trovammo in tali strette, e continuava a soffiare il vento tremendamente, allorchè la mattina di buon’ora uno de’ nostri marinai gridò ben forte: Terra! ed appena fummo corsi fuor della nostra camera nella speranza di vedere almeno in qual parte del mondo fossimo, il vascello urtò contro ad un banco di sabbia. La violenza della sua fermata fu tanto forte, che il mare gli salì sopra con formidabile violenza, a tal che per un comune istinto ci ritirammo tutti dietro al castello di poppa, per ripararci dagli immensi sprazzi dell’onde.

Non è cosa facile per chi non siasi trovato in un simile caso il descrivere o concepire la costernazione d’uomini ridotti a tal punto.