Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/692

Da Wikisource.
614 robinson crusoe


molto meno quest’ultimo di ladro. Solamente sono stato nemico di me medesimo, o, per parlare adeguatamente, non sono stato di altri, che di me medesimo. Ebbi dunque ragione, se mi credei ridotto al più tristo dei casi che si possono immaginare; perchè, se bene innocentissimo, io non trovava una via per far comparire la mia innocenza, e chi mi dava la caccia, s’intendeva darla ad un delinquente della più detestabile razza.

Intanto ogni mia sollecitudine non poteva essere altra che di fuggire, benchè non sapessi da quale banda, o in qual porto, o piazza potessimo ripararci. Al vedermi così costernato, il mio socio, benchè su le prime avesse fatta una cera più smarrita della mia, principiò a farmi coraggio e, descrivendomi diversi porti della costa a cui eravamo diretti, pensò essere il meglio per noi fermarci a quella di Cochinchina o nella baia di Tonchino, donde ci saremmo poscia trasferiti a Macao, città posseduta una volta dai Portoghesi, e residenza tuttavia di parecchie famiglie europee, frequentata soprattutto dai missionari, che la faceano loro stazione prima di trasferirsi alla China.

Quivi dunque risolvemmo di andare, e dopo una navigazione tediosa, irregolare e fatta più molesta dalla strettezza delle provvigioni, una mattina finalmente di bonissima ora ci trovammo a veggente della costa cercata.