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avessimo avuto, avremmo potato far nulla con esse. Remigammo dunque verso terra, benchè col cuore depresso come uomini che andassero al patibolo. Comprendevamo ben tutti che, appena la scialuppa sarebbe più vicina alla spiaggia, anderebbe in mille pezzi per l’urto del mare. Pure raccomandammo fervorosamente le nostre anime a Dio, poi affrettammo con le nostre mani medesime la nostra distruzione, spingendo con troppa gagliardia la scialuppa verso la spiaggia contro cui già la spingeva lo stesso vento.

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Quale spiaggia si fosse, se scoglio o banco di sabbia, se montagna o pianura, non lo sapevamo. L’unica ombra di speranza che ragionevolmente potea rimanerne, si era quella d’incontrarci in qualche baia o golfo o foce di fiume, entro cui potessimo per gran ventura introdurre la nostra scialuppa, metterla a sottovento e forse navigare in un’acqua più tranquilla. Ma non v’era alcuna apparenza di ciò, e quando fummo più vicini alla costa, la terra ci si mostrò più spaventosa del mare.

Dopo aver remigato, o piuttosto esserci lasciati trasportare dal