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aglio, e un sacchetto pieno di pepe verde, e un’altra pianta indigena di que’ paesi simile alquanto al nostro zenzero, ma che sa di muschio e pizzica come la senapa. A tutto ciò andava unito un pezzettino di castrato magro, bollito anch’esso col riso. Eccovi tutta l’imbandigione della chinese sua signoria, di cui stavano aspettando gli ordini quattro o cinque servi in distanza, ed aspettando anche, supponemmo, il momento del loro pasto che per lo meno non sarà stato più lauto di quello del loro padrone.

Quanto al mandarino con cui facevamo questo viaggio, egli veniva rispettato come un re, sempre circondato dai suoi gentiluomini e servito con si sfarzosa etichetta, che non abbiamo potuto vederne la faccia, fuorchè in distanza. Una cosa che notai si fu non esservi in tutto il suo traino un cavallo rispetto a cui un nostro cavallo da carretta o da basto non avesse avuta più bella apparenza. Egli è vero che non potevamo giudicar ciò con pienissima cognizione di causa, perchè tanti arredi e gualdrappe coprivano quelle bestie, che a mala pena potevamo discernerne le teste e le zampe allorchè camminavano.

Io mi sentiva adesso alleggerito il cuore, ed essendo cessate tutte le angosciose perplessità, di cui vi ho già dato conto, potei gustar meglio quanto fuvvi di piacevole in questa traversata, durante la quale non mi accadde nulla di sinistro, se si eccettui l’essermi, nel passare o guadare un fiumicello, caduto sotto un cavallo, che mi fece, come si suol dire, acquistare la cittadinanza del paese, cioè andare lungo disteso in acqua, senza nondimeno farmi altro danno fuor quello di inzupparmi dalla testa ai piedi, poichè il torrente non era molto profondo. Ricordo una tale minuzia, perchè fu in quell’occasione che mi si guastò il mio libretto da tasca ove, come ho accennato qualche tempo prima, io notava i nomi de’ luoghi e abitanti che mi sarebbe occorso in appresso di notare. Non avendo io fatto attenzione alla pagina ove l’umidità fece prendere la muffa, se ne dileguarono le parole al segno, di non potere essere mai più lette; donde mi è venuto il dispiacere di non poter citare alcune stazioni del presente mio viaggio.

Finalmente arrivammo a Pekino. Io non avea presa con me altra persona di mio servigio, che il giovine lasciatomi da mio nipote il capitano, allorchè ci dovemmo separare, il qual giovine veramente mi si mostrò attento e fedele. Nemmeno il mio socio aveva altri che lo servisse, fuor d’un suo parente. Entrambi nondimeno ci addossammo