Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/753

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robinson crusoe 667


voglia di battersela. Come la pensava io, la pensava anche il mio vecchio pilota, che venutomi da presso, mi disse:

— «Signor Inglese, que’ conigli hanno bisogno di essere incuorati; se no, ci rovineranno quanti siamo. Vedo io che se i Tartari arrivano, non faranno resistenza di sorta alcuna.

— E quello che prevedo io pure, gli risposi. Ma come si fa?

— Come si fa? ripetè. Fate avanzar cento de’ nostri uomini, che, cinquanta per parte, ne fiancheggino l’ale, e in compagnia di ardimentosi prenderanno coraggio ancor essi. Senza ciò, quella gente là volta casacca.»

Cavalcai tosto innanzi, per comunicare un tal disegno al nostro conduttore, che lo approvò pienamente. Perciò cinquanta di noi andarono all’ala destra, cinquanta alla sinistra della vanguardia chinese, intantochè il rimanente formava una linea di riserva. Così camminammo, lasciando che i dugento Chinesi della retroguardia facessero un corpo da sè in guardia de’ cammelli: solamente in un caso di bisogno cento di loro sarebbero venuti a rinforzare gli ultimi cinquanta nostri uomini.

In somma i Tartari vennero; e in che numero vennero! Quanti, non potemmo contarli; ma se non erano più di diecimila, non erano meno, a quel che ne parve. Una sola divisione di essi si fece avanti a scandagliare la nostra posizione, correndo di fronte verso la nostra linea. Poichè gli avemmo a tiro di schioppo, il conduttore ordinò alle due ale di avanzarsi e dar loro un saluto di archibugiate da entrambi i lati; il che venne eseguito. Fecero tosto un movimento retrogrado per andare, suppongo, ad informare i loro compagni dell’accoglienza che aveano trovato. Ma bisogna dire che questo complimento gli avesse fatti sazi, perchè si fermarono in un batter d’occhio; stettero qualche tempo a deliberare; poi fatta una voltata di fronte a sinistra, dimisero il loro disegno, nè ci diedero più che fare; cosa ottima nel nostro caso, perchè da vero eravamo ben pochi per batterci contra tanta gente.

Giunti due giorni appresso alla città di Naun o Naum, ringraziammo debitamente quel governatore per la sollecitudine avuta a nostro riguardo, e posta insieme fra noi una somma di circa cento corone, la distribuimmo ai soldati che ne aveva spediti. Ci fermammo quivi tutta una giornata.

La guarnigione di Naum può veramente chiamarsi tale, perchè