Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/759

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contrade del loro impero (alcune delle quali, come ho letto, nella Bretagna) per la sicurezza del commercio e per gli alloggiamenti de’ viaggiatori.

E tal somiglianza diveniva maggiore da che, se bene in queste stazioni o città vi fossero guarnigioni e governatori russi che professavano il cristianesimo, gli abitanti erano veri pagani; sagrificavano agl’idoli, adoravano il sole, la luna, gli altri pianeti e tutte le costellazioni, nè ciò solamente, ma fra tutti i pagani ed eretici in cui mi sono incontrato erano i più barbari, se si eccettui che non mangiavano gli uomini, come i selvaggi dell’America.

Avemmo i primi esempi di ciò entrando negli Stati moscoviti tra Arguna e una città abitata da Tartari e Russi congiuntamente, detta Nortzionsky, per giungere alla quale dovemmo attraversare un continuo deserto o bosco che ci tenne più di venti giorni in cammino. In un villaggio situato in poca distanza dall’ultima delle indicate piazze mi prese la curiosità d’andare a vedere l’usanza di vivere di quegli abitanti, brutale e abbominevole oltre quanto uom possa immaginare. Correa per essi, io suppongo, la celebrazione di un grande sagrifizio in quel giorno; perchè era stato innalzato sopra un vecchio tronco d’albero un idolo di legno spaventoso come il demonio, o certamente come la più orribile manifattura, che si possa ideare per raffigurare il demonio. Il volto del brutto fantoccio non somigliava a quello di alcuna creatura vedutasi mai su la terra. Aveva orecchie grosse e lunghe come le corna di un caprone; occhi larghi come la moneta di uno scudo; naso ricurvo come un corno d’ariete; bocca riquadra e spalancata siccome quella d’un leone; orribili denti, adunchi come altrettanti becchi di pappagallo. Vestito nella più sordida maniera che vi possiate figurare; la sua zimarra era di pelli di pecora con la lana al di fuori; il berrettone alla tartara che gli stava sul capo, si vedeva trapassato da due enormi corna, sporgenti fuori di esso; alto circa otto piedi, ma privo di piè e gambe e d’ogni sorta di proporzione nelle sue parti.

Avvicinatomi a questo spauracchio da uccelli esposto fuor del villaggio, vi trovai sedici o diciassette persone, se uomini o donne non ve lo posso dire, perchè nel modo di vestirsi non facevano distinzione fra un sesso e l’altro, tutti lunghi distesi col ventre all’ingiù intorno a quel formidabile ceppo di informe legno. Tanto si moveano, quanto se fossero stati pezzi di tronco al pari della loro divinità: