Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/769

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sole; non poter dunque altri fuor di qualche miscredente Cristiano avere ardito di far violenza alla sua immagine: essere pertanto risoluti d’intimar guerra al colpevole e a tutti i Russi che erano, soggiugnevano, altrettanti miscredenti e Cristiani.

Il governatore prendea le cose con pazienza, chè gli sarebbe rincresciuto romperla coi Tartari, o il potere essere imputato d’aver dati motivi ad una guerra, perchè il czar gli avea strettamente ordinato di comportarsi con mansuetudine e cortesia verso i popoli conquistati; laonde il governatore diede agli ammutinati quanta buone parole potè. Finalmente fece dir loro, che una carovana era partita per la Russia in quella stessa mattina, e che forse l’ingiuria di cui si lagnavano era stata commessa da alcuno di essa carovana; che per conseguenza se si fossero voluti acchetare a ciò, le avrebbe mandate dietro a fine di schiarire la cosa.

Parvero un po’ più contenti. Perciò il governatore ne spedì un messaggio, dandone pieno ragguaglio dello stato delle cose, ed insinuandoci, se mai fosse vero che uno della nostra carovana avesse fatto ciò, a fuggire alla presta; poi, o ci fosse o non ci fosse questo tale, in tutti i modi a darla a gambe, chè sarebbe stata cosa più sana per noi. Egli intanto, il governatore, condurrebbe per le belle i Tartari, finchè potrebbe.

Certo il governatore non poteva dal canto suo comportarsi con maggior cortesia; pure quando il messaggio arrivò alla carovana, non si trovò uno fra noi che sapesse nulla di questo avvenimento; e quelli che lo sapeano da vero, erano que’ tali su cui meno cadeva qualunque sospetto. Ad ogni modo, il conduttore della carovana non perdè tempo nel giovarsi del consiglio del governatore; onde camminammo due giorni e due notti senza alcuna notabile pausa, finchè ci fermammo ad un villaggio detto Ploto. Qui pure non ci credendo abbastanza sicuri, facemmo una breve pausa, affrettandoci alla volta di Jarawena, altra fra le colonie del czar di Moscovia, ore c’immaginavamo che saremmo stati finalmente fuori di pericolo.

Ma nel secondo giorno della nostra partenza da Ploto, un nugolo di polve veduto in grande distanza dietro di noi indusse qualcuno de’ nostri a pensare che fossimo inseguiti. Entrati in un vasto deserto, camminammo presso un grande lago, detto Schaks Oser, quando vedemmo comparire un numeroso corpo di cavalleria a settentrione del lago stesso di cui ci tenevamo a ponente. Poi