Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/783

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esilio di quanto il sieno i nostri nemici nel pieno godimento di quella ricchezza, di quella possanza che ci siamo lasciate addietro. Nè crediate, signore, trasfuse in me queste massime dalla sola necessità delle mie circostanze che vi parranno calamitose e miserabili. No! Se conosco qualche cosa di quel che sento io medesimo, vi giuro che non tornerei addietro, quand’anche il czar mio signore mi richiamasse per ripormi in tutta la mia antica grandezza. Credo tanto impossibile ch’io tornassi indietro, quanto lo sarebbe che la mia anima, liberata un giorno da questa prigione del suo corpo, e tratta a gustare lo stato di gloria promessone dopo la vita, volesse tornare nel carcere di carne e di sangue entro cui adesso è rinchiusa, e abbandonare il cielo per avvolgersi nuovamente nel loto e ne’ delitti degli affari di questa terra.»

Nel dir queste cose tanto vedevasi animata e raggiante la fisonomia di chi le profferiva, vi ponea questi tanto fervore e calore che non potea menomamente dubitarsi non fossero la sincerissima espressione dell’intimo suo sentimento.

— «Signore, gli dissi, v’ho ben raccontato che aveva considerato me stesso come una specie di monarca in quell’antica mia posizione di cui vi ho già dato ragguaglio; ma voi... io riguardo voi non solamente come un monarca, ma come un grande conquistatore, perchè avete riportato vittoria su l’esorbitanza de’ vostri desiderî, avete riacquistato il dominio di voi medesimo; e colui che sa assoggettare sì bene il proprio volere al governo della ragione, è più grande del conquistatore di una città. Pure, eccellenza, potrei io prendermi la libertà di farvi un’interrogazione?

— V’ascolto di tutto cuore.

— Se vi si aprisse un mezzo di scampo, non vorreste almeno afferrarlo per liberarvi da questo esilio?

— Afferrarlo! ripetè il principe. Voi mi fate una domanda che è sottile, e che esige alcune giuste e serie distinzioni per darle una risposta sincera. Cercherò dunque di cavarla dal fondo della mia anima questa risposta. Nessuna delle cose ch’io conosco al mondo mi farebbe muovere un passo per liberarmi da questa condizione di esilio fuor d’una di queste due: l’una, il piacere di vivere con la mia famiglia; l’altra, un clima alquanto più mite. Del resto, vi giuro che il ritorno alle pompe della corte, la gloria, la possanza, le luminose faccende d’un ministro di stato, la ricchezza, la