Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/788

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e il mio viaggio sarà fatto con seguito d’uomini e di cammelli, in somma con un accompagnamento di carovana; non ho quindi l’obbligo di far le mie pause nelle stazioni militari del deserto, e posso mettermi a campo la notte ove mi piace. Non ci è dunque difficile l’arrivare senza interruzioni al porto d’Arcangelo, ove vi metterò tosto al sicuro a bordo d’un bastimento inglese entro cui vi condurrò sano e salvo con me. Quanto al vostro sostentamento, me ne incarico io, finchè, prendendo miglior piega le cose vostre, possiate aiutarvi da voi medesimo.»

Egli mi stette attentamente ascoltando e guardandomi con fisonomia commossa per tutto il tempo che gli parlai; anzi dal suo volto potei accorgermi che le mie parole avevano messo in un massimo trambusto l’animo suo, perchè cangiava spesso di colore, gli si facevano accesi gli occhi, gli palpitava il cuore, a quanto almeno argomentai dall’esterne apparenze, nè fu capace di rispondermi subito quand’ebbi finito, che ci volle una piccola pausa prima che, strettomi fra le braccia, così mi parlasse:

— «Oh come siamo indifese, come infelici noi creature umane, se perfino i più grandi atti d’amichevole benevolenza divengono insidie per noi, e ne traggono ad essere i tentatori gli uni degli altri! Mio caro amico, la vostra offerta è tanto sincera, racchiude in sè stessa tanto di cortesia, tanto di disinteresse, è sì intesa al mio vantaggio che conoscerei ben poco il mondo se non ne fossi sopraffatto e compreso ad un tempo della gratitudine che vi devo. Ma di grazia, credevate o no che io fossi sincero in quanto vi ho detto sì spesse volte sul mio disprezzo del mondo? Credevate o no ch’io vi parlassi dal fondo della mia anima, allorchè vi assicurava di avere ottenuto qui quel grado di felicità che mi ha fatto superiore a tutto quanto il mondo può darmi? Credevate dicessi una bugia nel protestare che non sarei tornato indietro nemmeno se mi sentissi richiamato alla corte per esservi tutto quello che fui dianzi, per godervi nuovamente di tutti i favori del czar mio padrone? Non mi credevate in quel punto un onest’uomo, mio caro amico? o m’avreste mai giudicato un ipocrita millantatore?»

Qui si fermò, come se volesse aspettare che cosa gli avrei saputo dire; ma non tardai poco dopo a capire la cagione di questa pausa. Il suo spirito era stato messo in tal fermento dai miei detti, seguiva tal lotta nel suo gran cuore, che non gli permise andare innanzi nel